Soldi spariti, indagato un funzionario

di Maria Fiore wBINASCO C'è un indagato nell'inchiesta sul "buco" da 10 milioni di euro alla Cassa rurale e artigiana di Binasco. La procura di Pavia, attraverso il magistrato Giulia Pezzino, ha emesso un avviso di garanzia per Maurizio Viola, 60enne di Vernate, storico funzionario della banca, che nell'istituto di credito ha lavorato per circa 36 anni. Il dipendente si è dimesso lo scorso luglio, subito dopo la denuncia della banca. Nello stesso mese, secondo quanto trapela dall'inchiesta, i finanzieri del comando provinciale di Pavia hanno perquisito la sua abitazione e sequestrato documentazione che ora dovrà esaminata. L'obiettivo dei militari, che indagano per le accuse di truffa aggravata e appropriazione indebita, è ricostruire il presunto raggiro e soprattutto capire dove sono finiti i soldi spariti. Ovviamente le accuse a carico del funzionario sono tutte da dimostrare. «Non dico niente», si è limitato a dire, ieri mattina, al citofono della sua abitazione, una villa a pochi passi dalla chiesa di Moncucco, frazione di Vernate. Nessun commento neppure dal suo legale, l'avvocato Michele Magrino. «Conosco la vicenda ma non sono autorizzato a parlare», spiega, raggiunto al telefono nel suo studio di Milano. Le indagini, in ogni caso, vanno avanti. E riguardano diversi fronti. Il primo è legato direttamente alla sparizione dei soldi, 10 milioni di euro in circa dieci anni. I finanzieri, coordinati dal comandante provinciale Cesare Maragoni, stanno provando a ricostruire il meccanismo che avrebbe portato alla sparizione di un quantitativo così ingente di denaro. I militari si stanno concentrando in particolare sui pagamenti di una tipologia particolare di bollettini postali, che possono essere eseguiti anche in banca. Quando questo accade, l'istituto di credito effettua i versamenti agli uffici postali. Nel caso specifico, questi versamenti avvenivano in contanti. E, secondo le accuse, attraverso prelievi che venivano ordinati dal funzionario, addetto ai bonifici e ai pagamenti, a un altro collega, che si occupa della gestione della cassa. Solo che, per l'accusa, i bollettini non esistevano. Il pareggio dei conti, secondo le indagini, avveniva a fine mese solo in modo virtuale, ritoccando le cifre e coprendo i disavanzi. Il direttore generale, Flavio Motta, non entra nel merito dell'inchiesta, ma ci tiene a precisare che «nessun conto corrente dei clienti è stato toccato da questa vicenda. La banca – aggiunge – ha una situazione patrimoniale stabile e solidissima, basti pensare che al 30 giugno abbiamo chiuso i dati con un utile netto di 10,4 milioni di euro e anche gli effetti di questa vicenda sono stati già contabilizzati. La banca, inoltre, ha coperture assicurative per casi del genere». Ma come è stato possibile non accorgersi per dieci anni del raggiro? «La banca, già dieci anni fa, si era rivolta a una società di revisione, che non ha mai rilevato nulla – dice Motta –. Ma questo perché i casi di infedeltà dei dipendenti non sono facili da scoprire».