Binasco, «buco» da 10 milioni in banca

di Maria Fiore wBINASCO Un "buco" di oltre 10 milioni di euro. Una somma da capogiro, sparita dalla Cassa rurale e artigiana di Binasco, l'istituto di credito di via Turati fondato nel 1920. Sull'ammanco, scoperto da un controllo casuale su alcuni conti della banca lo scorso luglio, la procura di Pavia ha aperto un'inchiesta. Delle indagini, che si annunciano complesse, si sta occupando la guardia di Finanza, che sta cercando di ricostruire le responsabilità e le modalità con cui sarebbe stata commessa la truffa ai danni dell'istituto di credito. Ma sono in corso anche verifiche da parte di ispettori della Banca d'Italia, che ha competenze di controllo, e dei revisori di una società esterna, che stanno passando al setaccio i bilanci degli ultimi anni. I periti sono ancora al lavoro per precisare la cifra sottratta dalle casse dell'istituto. Sulle indagini prevale il riserbo più assoluto, ma in base a quanto è trapelato finora l'ammanco riguarderebbe conti interni dell'istituto di credito, da cui sarebbero state prelevate, nel giro di dieci anni, cifre considerevoli. Piccole somme, all'inizio, poi sempre più consistenti. A far scattare l'allarme è stata, un paio di mesi fa, un'anomalia su un conto corrente aperto presso la banca. Dal conto risultava uno scoperto piuttosto ingente, ma c'erano anche movimenti di entrate e uscite di denaro che hanno insospettito i vertici dell'istituto. A questo punto sono stati esaminati anche altri conti, interni alla banca, e si è scoperto che su alcuni di questi erano stati fatti negli anni prelievi in contanti non giustificati. Le cifre sui conti sarebbero state in seguito manipolate, sulla carta, perché tutto sembrasse in ordine. E infatti per anni nessuno si è accorto di nulla. Il periodo della truffa – poco meno di dieci anni, appunto – è stato calcolato sulla base delle date delle movimentazioni sui conti correnti esaminati. Dalle prime verifiche, il maxi raggiro non avrebbe coinvolto denaro dei correntisti, ma solo soldi della banca. Restano ovviamente tutte da accertare le responsabilità e su questo fronte il lavoro della magistratura e degli finanzieri, coordinato dal comandante provinciale Cesare Maragoni, procede a ritmo serrato. Secondo indiscrezioni, i sospetti si starebbero concentrando su un funzionario della stessa banca. Qualcuno, comunque, che conosceva bene il funzionamento finanziario interno dell'istituto di credito, quindi competente e in grado di aggirare i controlli. Sempre da indiscrezioni, pare, infatti, che il meccanismo messo in piedi fosse così sofisticato da sorprendere gli stessi investigatori. Di sicuro la scoperta dell'ammanco è stata una sorpresa, amarissima, per i vertici dell'istituto e il direttore generale Flavio Motta, con cui ieri non è stato possibile mettersi in contatto per un commento. Oltre alle responsabilità, resta tutta da chiarire la destinazione dei soldi e quindi che fine abbiano fatto milioni di euro. Interrogativi a cui l'indagine dovrà dare una risposta. Per ora, sullo sfondo, ci sono soltanto le accuse di truffa aggravata e appropriazione indebita ipotizzate dalla procura nel fascicolo di inchiesta aperto sulla vicenda. Ma non sono esclusi sviluppi dell'indagine già nei prossimi giorni. @mariafiore3 ©RIPRODUZIONE RISERVATA