«Io, ultimo cantastorie pavese difendo la memoria con il violino»
VOGHERA Diavoli, folletti e fate, personaggi storici diventati leggendari, divinità pagane che si sono trasformate in eroi: è questo il mondo fantastico di Raffaele Nobile, 60 anni, l'ultimo cantastorie della nostra provincia. Un mondo che da tanti anni, con la stessa identica passione, lui racconta nelle piazze e sempre più spesso anche nelle biblioteche e nei centri culturali, accompagnato dal suo violino e, a volte, da qualche altro musicista. Nobile - che vive da sempre a Voghera con i genitori - si guadagna da vivere raccontando e diffondendo una cultura popolare ormai dimenticata per cercare di salvaguardare la memoria e far riscoprire anche ai più giovani un patrimonio vasto e affascinante. Sabato sera i suoi racconti potranno essere ascoltati nel cortile della Civica Biblioteca Bonetta: il trovatore di casa nostra accompagnerà il pubblico in un viaggio attraverso i più bei racconti musicati della tradizione nord italiana ed europea. Lo spettacolo comincerà alle 21, l'ingresso è libero. Lei si occupa di musica tradizionale da molti anni: come ha cominciato? «Ho cominciato da ragazzino quando, dopo aver concluso gli studi musicali, ho capito che in Italia, a differenza di ciò che avveniva negli altri Paesi, la tradizione musicale non era difesa nè apprezzata. Qualcosa era stato fatto durante il Risorgimento, nel periodo futurista e nel dopoguerra, ma non era sufficiente. Allora mi sono documentato e ho integrato il patrimonio che già era stato raccolto con diverse registrazioni dal vivo e testi scritti da me. Ho cominciato a fare il cantastorie proprio per diffondere le musiche e i testi che venivano tramandati oralmente: m'è subito sembrato naturale e doveroso condividere questo patrimonio con quante più persone possibili». Che genere di storie racconta? «Storie della nostra zona e storie che provengono anche da altre culture come quella irlandese e provenzale. Possono essere divise in tre categorie: la più antica è composta da ballate narrative di vario genere, la più recente riguarda la quotidianità e la vita della comunità contadina e una terza (a tratti ironica e a tratti lirica) tratta di tematiche amorose». Che ruolo ha la magia in questi racconti? «Un ruolo centrale e fortemente simbolico: per lo più, infatti, le creature magiche che compaiono nelle ballate e nei racconti non sono viste come figure malefiche ma incarnano semplicemente gli aspetti negativi della realtà, con un senso pratico che è tipico della mentalità contadina. Certo, la magia è anche utilizzata per rendere i racconti più avvincenti e per circondare i protagonisti (o gli antagonisti) di un alone fantastico». Sabato ascolteremo qualche racconto ambientato dalle nostre parti? «In scaletta non potrà mancare "Donna Lombarda", la ballata ispirata alla figura di Rosmunda (moglie di Alboino, re dei Longobardi) che secondo la tradizione popolare avrebbe tentato di avvelenarlo come suggeritole dall'amante finendo poi per essere scoperta e costretta a bere il veleno. In realtà la storia raccontata da Paolo Diacono dice che Rosmunda riuscì ad avvelenare il marito e che morì nella stessa maniera tempo dopo per opera di uno scudiero suo complice: quale che sia la versione io non amo questa concezione della donna traditrice che è radicata profondamente nel folklore, motivo per cui solitamente la faccio risorgere con l'apporto di una musica onirica di mia aggiunta». Ora a cosa sta lavorando? «Oltre a suonare nelle piazze, nelle biblioteche, nei centri culturali e ovunque mi chiamino, mi occupo sempre di tanti progetti: da poco ho concluso un lavoro sulla toponomastica e adesso ho cominciato a documentarmi per scrivere qualcosa sulla presenza dei celti nel nord Italia e in particolare a Pavia». Serena Simula