PROPAGANDA E PROMESSE DISATTESE
di FABIO CHIUSI Doveva essere un sito basato su date e sulla partecipazione dei cittadini, ma al momento non c'è nessuna delle due cose. Basta un rapido sguardo a passodopopasso.italia.it, lanciato da Matteo Renzi come collettore delle iniziative e delle scadenze del governo nei suoi prossimi mille giorni, per rendersi conto di come – almeno nella sua versione attuale – sia totalmente inadeguato a mantenere fede alle promesse snocciolate dallo stesso presidente del Consiglio in conferenza stampa. Renzi aveva parlato infatti dell'importanza della «verificabilità» dell'operato dell'esecutivo da parte dei cittadini. E in senso ampio: quello anglosassone, e non a caso intraducibile, di accountability. Renzi lo ha definito «un concetto di responsabilità ampia, estesa». O ancora, «l'idea che ciascuno debba rendere conto di ciò che fa». Ma non c'è traccia della «scansione temporale precisa» che ne dovrebbe costituire il presupposto, e che invece era il caposaldo di un altro conto alla rovescia, quello ben più accurato e incalzante che da mesi fornisce il sito valigiablu.it. Qui invece, come in una moderna riedizione – con in aggiunta il marchio istituzionale – di 9anni.governoberlusconi.it, a parte il banale countdown verso la fine dei mille giorni non c'è assolutamente nulla che vincoli l'operato del governo. In compenso, ci sono svariate infografiche che riassumono la riforma del Senato e dell'amministrazione pubblica, il bonus Irpef, il piano scuole. Sintetiche per natura, d'accordo. Ma già il fatto che l'invito ad approfondire sia relegato in fondo, in caratteri minuscoli e con link nemmeno cliccabili la dice lunga sulla reale volontà che lo strumento serva per fornire una maggiore informazione critica e ragionata ai cittadini e non come ennesimo megafono della propaganda governativa. Sensazione rinforzata peraltro dalla selezione di notizie presenti sul sito, che si tiene accuratamente alla larga da qualunque segnale di preoccupazione – dalla prima deflazione dal 1959 al calo della fiducia dei consumatori, dalla recessione conclamata al balzo della disoccupazione al 12,6% - e indugia invece sui «1.200 posti di lavoro salvati dal decreto Poletti» e sugli «occupati in aumento a febbraio». Una scelta opinabile, dato che se davvero si vuole incentivare il fact-checking e il controllo dei governati sui governanti è bene fornire uno scenario realistico della situazione del Paese. «Se c'è un elemento caratteristico del nostro lavoro è stato che per ciascun argomento abbiamo aperto una discussione reale», dice poi Renzi in tema di partecipazione. Ma sul nuovo sito non c'è traccia di strumenti adeguati per concretizzarla sfruttando le enormi possibilità concesse dalle soluzioni tecnologiche già esistenti in tema di democrazia digitale. Come dal suo insediamento, infatti, sul sito non si trova che un indirizzo mail a cui rivolgere le proprie osservazioni: se per le riforme istituzionali e la giustizia era rivoluzione@governo.it, ora c'è passodopopasso@governo.it, ma la sostanza non cambia. Chi fosse alla ricerca di un antidoto all'«annuncite» autodiagnosticata dal presidente del Consiglio, insomma, rimarrà fortemente deluso: questo, semmai, sembra un ottimo modo per contribuire alla malattia, più che alla cura. E del resto, lo stesso Renzi se l'è fatto sfuggire in conferenza stampa: l'idea del governo, al netto della retorica dei cittadini in rete "cane da guardia" del potere, è di colmare presunti vuoti comunicativi e propagandistici tra ciò che sarebbe (il condizionale è d'obbligo) effettivamente fatto e quanto ne rimane sulle pagine dei giornali. Obiettivo legittimo, ma di certo meno nobile di quello annunciato: restituire un reale potere di parola e intervento ai cittadini. Che da solo non basta, ma di certo è un viatico migliore per incamminarsi sulla strada per riportare l'Italia a essere «leader, e non follower», come annuncia @matteorenzi su Twitter, rispetto a tratteggiarne per l'ennesima volta una caricatura a proprio uso e consumo. ©RIPRODUZIONE RISERVATA