Il Papa telefona a un sacerdote iracheno

Papa Francesco continua a seguire da vicino la drammatica situazione dei cristiani in Iraq, come delle altre comunità in fuga sotto l'avanzata dello Stato Islamico. Nei giorni scorsi ha telefonato a un sacerdote iracheno, don Behnam Benoka, che lavora in un campo profughi ad Ankawa, nel nord del Paese. Don Behnam aveva fatto pervenire al Papa una lettera raccontando la situazione tragica in cui vivono centinaia di migliaia di cristiani. «Santità - scriveva il sacerdote, come riportato dall'agenzia cattolica Zenit - la situazione delle tue pecorelle è miserabile, muoiono e hanno fame, i tuoi piccoli hanno paura e non ce la fanno più». Il sacerdote ha espresso la sua riconoscenza per i continui appelli del Papa per mettere fine alla sofferenza dei fratelli perseguitati in Iraq. «Vorrei ringraziarti tantissimo - affermava - perchè ci porti sempre nel tuo cuore, mettici lì, sull'altare, dove celebri la Messa affinchè Dio cancelli i nostri peccati e abbia misericordia di noi e magari tolga da noi questo calice». Papa Francesco, profondamente commosso per la lettera, ha telefonato al sacerdote appena rientrato dal viaggio in Corea. Nei giorni scorsi, il cardinale Filoni, suo inviato in Iraq, aveva portato un milione di dollari ai rifugiati iracheni. Intanto, mentre il numero degli sfollati in Iraq arriva a un milione e seicentomila unità, si fanno sempre più pressanti gli allarmi dei vescovi locali sulla minaccia dello Stato Islamico. «La comunità internazionale è intervenuta con un mese di ritardo, l'avanzata dell'Is mette in pericolo non solo noi, ma tutto il mondo», avverte mons. Shlemon Warduni, vescovo ausiliare del Patriarcato caldeo di Baghdad, dal Meeting di Rimini.