Settimana corta, torna la protesta
PAVIA A meno di due settimane dell'inizio della scuola, si riaccende la battaglia degli studenti delle superiori contro l'introduzione della settimana corta: la settimana scolastica su cinque giorni prevista dalla giunta Bosone per risparmiare sul riscaldamento e sul trasporto pubblico. All'origine di questo provvedimento ci sono i tagli imposti dal Governo alle Province per finanziare il cosiddetto decreto Irpef. A fine luglio, numerosi Consigli di istituto avevano bocciato questa proposta di orario concentrato in nome delle esigenze didattiche e della salvaguardia dell'autonomia scolastica. Adesso anche i ragazzi tornano a far sentire la loro voce. La Rete degli studenti medi, l'associazione che riunisce esponenti di tutte le scuole di Pavia, ha divulgato un comunicato per ribadire il suo secco "no" a una misura che – dicono i ragazzi – «a causa dell'aumento delle ore di lezione giornaliere, impedirebbe di affrontare lo studio in maniera serena e renderebbe impossibile svolgere qualsiasi attività extra scolastica». I ragazzi temono dunque che la settimana corta abbia come effetto un calo della resa e un aumento delle bocciature e, a livello più generale, ritengono inaccettabili i continui tagli a scuola e sanità. «La maggior parte degli studenti è contraria alla settimana corta – ha spiegato Nerina Malaj, dirigente della Rete degli studenti medi –, e noi continueremo a far sentire con forza la posizione di chi vive la scuola tutti i giorni. Organizzeremo incontri e manifestazioni: certi di avere il supporto di molti professori, dei dirigenti scolastici e delle nostre famiglie». «Sulla settimana corta non ci sono più margini di trattativa – ha detto l'assessore all'Istruzione Milena D'Imperio –. Abbiamo risolto la quasi globalità dei problemi di trasporto: gli autobus scolastici funzioneranno su cinque giorni. Inoltre, non è vero che famiglie e studenti si oppongono in massa al provvedimento: a noi risulta che il gradimento per la settimana corta sfiori il 70% nelle scuole che la adottavano già negli anni passati». «Entro la fine della prossima settimana avremo gli orari definitivi degli autobus e il numero delle scuole che adotteranno la settimana corta – ha precisato Daniele Bosone –. I presidi sono liberi di mantenere un orario su sei giorni, ma non faremo discriminazioni: le scuole che decideranno di tenere aperto anche al sabato dovranno contribuire al pagamento delle spese per il riscaldamento invernale, che invece sarebbero state abbattute grazie alla chiusura». (ar.fil.)