L'Isis decapita un soldato curdo, nuovo video dell'orrore

«La più grande emergenza umanitaria della nostra era». Così Antonio Guterres, l'Alto commissario delle Nazioni Unite per i rifugiati, ha definito le conseguenze sulla popolazione civile del conflitto siriano, con i profughi all'estero che hanno passato ufficialmente la soglia dei 3 milioni e gli sfollati nel Paese arrivati a 6,5 milioni. In tutto, dunque, quasi il 50 per cento dei siriani. Ma le cose sembrano essere destinate solo a peggiorare, con i combattimenti che continuano a imperversare tra regime e ribelli e le orde dello Stato islamico (Isis) sempre all'offensiva nel nord-est della Siria e nelle regioni irachene al di là del confine. I jihadisti hanno messo in scena un altro dei loro rituali macabri, postando su Internet le immagini della decapitazione di un miliziano curdo prigioniero a Mosul. Non un 'esecuzione nel deserto siriano, come avvenuto con il giornalista americano James Foley, ma in una strada di quella che è la seconda città dell'Iraq, con lo sfondo di una moschea. Il premier britannico David Cameron ha definito l'Isis «la più grande e profonda minaccia mai conosciuta sino ad ora» per la sicurezza del Regno Unito. Dichiarazioni seguite all'annuncio di un innalzamento dell'allerta terrorismo dal livello «sostanziale» a «grave» a fronte dell'elevata probabilità di un attacco. Oggi a Milano i ministri degli Esteri Ue discuteranno iniziative comuni per far fronte alla minaccia che cittadini europei arruolatisi nelle file dei jihadisti potrebbero rappresentare al loro ritorno in patria.