l'opinione

(segue dalla prima pagina) Malgrado le responsabilità acclarate, la finanza continua a dettare le regole, mettendo fuorigioco tante, troppe persone. E se l'esclusione sociale può essere sopportabile per l'economia, non può diventarlo per la società: perché una società che esclude non crede davvero nei suoi valori, cioè i diritti civili fondamentali per tutti, e alimenta insicurezza. Semplicemente e brutalmente, non è democratica. Certo, è molto più semplice fare la guerra ai poveri anziché alla povertà; e magari anche a chi cerca di garantire loro un minimo di accoglienza. Ma quei pubblici amministratori che scelgono questa linea, non dovrebbero dimenticarsi quanto preziosa sia per loro l'opera del volontariato: senza i tanti gruppi e associazioni, religiosi e laici, che da anni si spendono su questo fronte, i municipi sarebbero quotidianamente assediati dal popolo dei poveri. I volontari svolgono una fondamentale azione di supplenza ai silenzi e alle assenze, a volte obbligati a volte colpevoli, delle pubbliche istituzioni. E aiutano a prevenire, o quanto meno a contenere, le derive che nascono dal degrado umano: certo molto più delle ordinanze e dei divieti, che non servono certo a ridurre la miseria, ma solo a spostarla qualche chilometro più in là, per non turbare la vista della gente per bene. Vale anche nell'ormai ex ricco Nordest, dove le polemiche padovane di questi giorni ripropongono un problema molto più generale e diffuso. Ma non serve a nulla rincorrerle, da qualsiasi parte le si consideri: anzi, non si fa che rafforzare le posizioni di chi svilisce la questione riducendola a una mediocre logica di consenso. Una cosa invece va richiesta, soprattutto ai singoli e alla società che tiene tanto a definirsi civile. Ha ragione papa Francesco quando rifiuta la neutralità: il silenzio diventa una scorciatoia di comodo, specie dov'è dettato dalla paura di compromettersi. Ognuno di noi, specie in questo Nordest che tanto rivendica la sua specificità, è chiamato a dire almeno a se stesso, meglio se anche agli altri, da che parte sta. Magari ricordando i valori antichi della terra cui appartiene. È un compito che incombe su tutti, di qualsiasi appartenenza religiosa, politica e sociale: battersi perché a ciascuno sia garantito il più fondamentale dei diritti, anche se non sta scritto in nessuna carta. Quello di non essere considerato meno di un uomo.