Caos in Libia, il Paese spaccato in tre parti
TRIPOLI Il dado è tratto: la Libia ha di fatto due assemblee parlamentari e due premier ad interim, mentre si ha notizia di nuovi scontri e l'Egitto respinge l'accusa di essere dietro i raid aerei compiuti a Tripoli contro i jihadisti: accusa suffragata tuttavia ieri da «alti funzionari Usa» citati dal New York Times, secondo il quale assieme al Cairo ci sono anche gli Emirati. La spaccatura ufficiale del Paese in tre parti, Tripoli in mano ai filo-islamici di Misurata, Bengasi al Califfato di Ansar al Sharia e Tobruk luogo d'esiliò del Parlamento eletto due mesi fa, è arrivata nel pomeriggio di ieri. Il vecchio Congresso, il Gnc, si è riunito a Tripoli dopo l'invito delle milizie di Misurata, che hanno conquistato l'aeroporto e buona parte dei centri nevralgici della capitale. Il suo mandato è concluso, superato dall'elezione del nuovo Parlamento che si doveva riunire a Bengasi e non più a Tripoli in segno di riconciliazione con i federalisti dell'Est. Ma in aperta sfida ai deputati di Tobruk, in maggioranza ostili alle fazioni integraliste, l'assemblea - incerto il numero dei partecipanti, 185 i membri - ha incaricato un docente di scienze politiche all'Università di Bengasi, Omar al-Hasi, considerato vicino ai partiti islamici del Paese, e quindi anche ai Fratelli musulmani, di formare un governo di «salvezza nazionale». Da Tobruk, il capo del governo provvisorio, Abdallah al-Thani ha bollato la riunione del Gnc e le sue decisioni come «illegali». «L'unico corpo legislativo legale è il Parlamento» eletto il 25 giugno, ha insistito al-Than, a cui la Camera non ha peraltro ancora confermato l'incarico. Ma proprio mentre parlava, le milizie di Misurata assaltavano la sua abitazione a Tripoli, dandola alle fiamme, così come hanno fatto con il terminal dell'aeroporto e altre case di "avversari" nella capitale. Veri e propri combattimenti sono stati segnalati lungo una arteria nei pressi dell'aeroporto, mentre 3 razzi Grad piovuti sullo scalo di al Beida, tra Bengasi e Tobruk, hanno elevato l'allerta su quello che allo stato attuale è l'unico scalo aereo in grado di funzionare nel Paese. Ansar al Sharia ha poi di fatto aderito all'appello del Gran Mufti del Paese, invitando i «fratelli» di Misurata e dell'operazione Alba a unirsi in un grande fronte islamico. Al Cairo, il summit dei Paesi confinanti si è chiuso intanto con un appello al dialogo nazionale per far cessare i combattimenti e le violenze che per ora resta solo sulla carta. La Libia ha preannunciato che chiederà l'intervento del Consiglio di Sicurezza Onu il prossimo 27 agosto. «Non è una richiesta di azioni militari», ha sottolineato il ministro degli Esteri, «ma che l'Onu porti a compimento la sua missione». Una terminologia sibillina, pur accompagnata da un esplicito riferimento al capitolo VII della Carta della Nazioni Unite che contempla una serie di misure tra cui quelle militari, dettata dalla volontà di non gettare benzina sul fuoco.