Al Lido tutti i volti della realtà «Olmi è l'unico rimpianto»
VENEZIA Alberto Barbera, direttore artistico della 71a Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica (27 agosto-6 settembre), alla vigilia della manifestazione mostra tranquillità e sicurezza. «Sarà un festival al passo con i tempi, con le sfide della contemporaneità - dice - Ci saranno sorprese sin dall'apertura con "Birdam" di Alejandro Gonzalez Inarritu. Nel concorso, ma anche nelle altre sezioni i titoli scelti dimostrano come il cinema si preoccupi della realtà. Forse inaspettatamente, ci sono molti film intorno alla guerra, come "Nobi" di Tsukamoto, "Good Kill" di Andrew Niccol che racconta l'uso militare dei droni, "Loin des hommes" di David Oelhofen sulla guerra in Algeria. E poi la crisi economica come in "99 Homes" di Ramin Bahrani, film che racconta una famiglia americana che perde la casa non potendo pagare il mutuo, o quella sociale come in "Cymbeline" di Almereyda che ambienta Shakespeare nel Bronx ai giorni nostri. C'è la politica trattata in tanti modi, dal film della Guzzanti sulla trattativa stato-mafia al documentario di Oppenheimer "The Look of Silence", che racconta il genocidio in Indonesia, al film di Akin "The Cut", epopea sull'esilio curdo. Tanti i film che fanno riferimento alla letteratura, penso a Martone su Leopardi e a Ferrara su Pasolini ma anche al film di Costanzo dal romanzo di Aldo Nove, a "The Humbling" di Levinson con Al Pacino da Philip Roth». La Mostra internazionale d'arte cinematografica ha nel suo dna una missione di ricerca: «È un nostro preciso compito che riteniamo aver assolto anche stavolta - afferma Barbera - Dobbiamo scoprire talenti, dare spazio a film in cui crediamo, monitorare le novità estetiche che agitano le acque per altro mosse del cinema contemporaneo». La rassegna veneziana secondo Indiewire è tra i 5 festival più importanti al mondo, un appuntamento internazionale è anche glamour e star popolari. «Al Lido non mancheranno i divi, da Al Pacino a Catherine Deneuve, da Viggo Mortensen a Charlotte Gainsbourg, da Naomi Watts a Emma Stone, italiani esclusi che pure sono tanti. I festival si fanno con i film che sono a disposizione, anche se è il marketing a dettare legge, purtroppo per tutti. I due film più attesi di David Fincher e di Paul Thomas Anderson non ci sono , andranno al festival di New York. L'altro super atteso, "Interstellar" sempre per motivi di marketing non andrà ad alcun festival», conclude il direttore artistico che non nega di avere un rimpianto: «Avrei voluto presentare "Torneranno i prati" di Ermanno Olmi. Sia io che il presidente della Biennale Paolo Baratta abbiamo insistito ma il regista ha detto che vuole considerare questo suo film sulla Grande Guerra una testimonianza e un monito e che più che ad un festival vuole mostrarlo al pubblico».