«Siamo stati miracolati l'auto poteva ucciderci»

Migliorano le condizioni della donna finita dentro un fosso mentre era volante della sua Panda. L'incidente era avvenuto, nel primo pomeriggio di venerdì, sulla strada che dalla frazione Divisa porta verso Marcignago. Albonea Rovida, 75 anni, ha riportato una contusione toracica ma le sue condizioni non erano gravi. E' stata visitata al pronto soccorso dell'ospedale San Matteo. Per la dinamica dell'incidente sembra che l'uscita di strada sia da addebitare ad un lieve malore. In particolare la donna era al volante della Panda che, all'uscita da un curva, è andata diritta. La vettura ha concluso la corsa dentro un fossato sul ciglio della strada e, per fortuna, non si è capovolta. Un automobilista ha assistito all'incidente e ha chiamato i soccorsi. di Adriano Agatti wPAVIA «Pensavo fosse morta, era nella scarpata e non respirava più». Angelo Manelli parla lentamente dal telefono di casa. E' il marito di Anna Maria Gandini, l'infermiera del San Matteo di 53 anni travolta da un'automobile mentre camminava sulla strada del Canarazzo. La donna è stata operata e ora è ricoverata nel reparto di rianimazione seconda. La prognosi è riservata ma non è in pericolo di vita nonostante un volo di oltre sei metri. Ma la convalescenza si annuncia lunga e difficile. L'infermiera ha riportato fratture multiple alle braccia (anche al polso) e un trauma cranico la cui entità dovrà essere valutata con una Tac in programma domani mattina. «Sono credente – continua il marito - e penso che io e mia moglie siamo stati miracolati. Quella Mercedes avrebbe potuto travolgerci e ammazzarci. Il destino, nella disgrazia, è stato benevolo». Lui è stato toccato di striscio della vettura e ha riportato contusioni sulla parte destra del corpo. Intanto i vigili urbani hanno ricostruito la dinamica dell'investimento. Angelo Manelli e la moglie stavano camminando sulla strada del Canarazzo diretti verso Pavia. Erano nel senso opposto di marcia rispetto alla loro direzione come si dovrebbe sempre fare per evitare di essere investiti. «Sono un appassionato della bicicletta – spiega il marito dell'infermiera – ma a volte faccio delle camminate a piedi per far compagnia a mia moglie. Partiamo dal Borgo e arriviamo sulla strada del Canarazzo. In genere raggiungiamo la cascina San Giacomo e torniamo indietro. Anche ieri è stato così. Un attimo prima dell'investimento stavo guardando a terra, non mi sono accorto che di fronte stava arrivando la Mercedes. Mia moglie era dietro di pochi centimetri». Probabilmente Giovanni Canio Montesano, l'uomo di 76 anni al volante della vettura, non li ha nemmeno visti. Ha sfiorato Angelo Manelli (l'ha toccato con lo specchietto) e ha investito la donna. «Mi sono sentito toccare da quell'auto – continua il racconto di Angelo Manelli – ma non pensavo avesse investito mia moglie. Pensavo l'avesse sfiorata. Mi sono voltato e non l'ho più vista, non capivo nemmeno dove fosse finita. L'ho chiamato, mi sono messo a urlare, mi sono guardato intorno. Alla fine l'ho vista in fondo alla scarpata. Dall'alto mi sembrava morta, non respirava. La chiamavo e non rispondeva. Sono sceso e sentivo un rantolo non rassicurante. Ho pensato al peggio. Quando mi sono avvicinato ho visto che il respiro affannoso le faceva muovere la pancia. «Almeno è ancora viva», ho pensato. Quando sono stato a pochi centimetri da lei le ho detto: «Gandi, non mi riconosci?». Lei mi ha guardato e mi ha fatto segno di no. E' stato terribile».