Galbani, stop a mozzarelle per la Russia

di Maria Grazia Piccaluga wCERTOSA Mascarpone, mozzarella e formaggio filante. Le ciotole e l'imballaggio con le scritte in cirillico, destinate al mercato russo, sono impilate in magazzino da due settimane. Ordinazioni ferme, turni del personale per ora ridistribuiti all'interno dello stabilimento di Certosa della Galbani perché la produzione dei formaggi destinati all'export con la Russia è congelato. Boicottato dall'embargo sull'agroalimentare imposto da Putin come risposta alle sanzioni occidentali per la situazione in Ucraina. Galbani non è che una delle aziende pavesi danneggiate dall'embargo che, secondo una stima di Coldiretti e della camera di Commercio, nel 2013 ammontava a 4 milioni di euro e 656mila euro. Lactalis, il colosso francese da cui dipendono i due stabilimenti pavesi di Galbani, non conferma e non smentisce. L'azienda, fa sapere attraverso i suoi portavoce, preferisce attendere la ripresa ufficiale dei mercati a settembre per rivalutare la situazione. Ma nel frattempo i sindacati stanno monitorando la situazione, non senza qualche timore. «Il turno coperto da chi produceva mascarpone e filanti per la Russia è fermo – spiega Mario Ganzu della Uil – . Il volume di produzione coinvolge normalmente 10-15 persone. Se la situazione non si dovesse sbloccare potrebbero essere in bilico alcuni lavoratori interinali. A meno che non aumentino le commesse sul nazionale o da altri mercati esteri». In Russia Lactalis ha conquistato nuove fette di mercato già nel 2003, quando è approdata anche in Gran Bretagna, Spagna e Stati Uniti. Erano cui anni in cui acquisiva anche Invernizzi. Nel 2006 è la volta di Galbani, leader dei formaggi italiani nel mondo, entrata a far parte del gruppo fondato da Andrè Besnier, che è diventato così il 3° gruppo lattiero-caseario al mondo. Nello stabilimento di Certosa - che impiega 270 lavoratori - si producono mascarpone e mozzarella per la Russia (circa mille tonnellate l'anno di entrambe i prodotti). E poi il formaggio a pasta filante, in filoni da 4 chilogrammi, destinato in genere alle pizzerie. Per ora tutto fermo, in stand-by. In attesa che ripartano gli ordini o che arrivino nuove indicazioni da Mosca. In Lombardia c'è chi ha già ricevuto mail di disdetta per le prossime consegne di grana padano, ma il problema riguarda quasi tutti i settori: dalla carne ai latticini, dai prosciutti al grana fino all'ortofrutta. La mappa dell'export pavese del settore alimentare è composta per la maggior parte da cereali e preparazioni a basi di cereali (quasi 1,5 milioni di euro) ma anche da frutta e verdura (1,4 milioni). L'esportazione del vino dall'Oltrepo verso la Russia resta comunque un settore trainante, insieme a quello lattiero caseario. Nel primo trimestre 2014 le esportazioni di prodotti agroalimentari made in Lombardia in Russia hanno superato i 29 milioni di euro e sono cresciute di oltre il 19 per cento fra il 2012 e il 2013 sfiorando i 123 milioni di euro totali l'anno scorso.