Pieve, spaccata nella boutique
Si è fatto sentire ieri mattina dalla sua famiglia e dall'avvocato Francesco M., il 29enne di Casorate che da qualche settimana non dava notizie di sè. Il giovane, che ora vive in un altro paese dopo il divieto del giudice ad avvicinarsi alla casa della madre, ha detto di stare bene e ha spiegato di non essere riuscito a farsi sentire per un guasto al telefonino. «Il mio assistito ci tiene a far sapere di non essere scomparso, ma di avere avuto alcuni problemi che gli hanno impedito di farsi sentire», spiega l'avvocato Chiara Pedrazzi. Anche la madre del giovane, ieri mattina, è riuscita a mettersi in contatto con il figlio. Il 29enne, lo scorso mese di giugno, era stato arrestato dai carabinieri di Pavia per presunte minacce alla madre. Il giudice, però, lo aveva rimesso in libertà, disponendo tuttavia il divieto di avvicinarsi all'abitazione della madre, con cui aveva vissuto fino a quel momento. Il giovane aveva rispettato il provvedimento, ma per alcune settimane non si era messo in contatto con la famiglia e con l'avvocato. E questo aveva fatto scattare l'allarme, ieri mattina rientrato. di Maria Fiore wPIEVE PORTO MORONE Per quattro volte hanno provato a lanciare un tombino di ferro contro la porta e, visto che la vetrata ha retto, con furia hanno sradicato il telaio fino a far cedere l'ingresso. Il frastuono, all'alba, ha svegliato i vicini e anche il proprietario del negozio, che abita di sopra. Ma i ladri, che sono entrati nel locale incappucciati, in cinque minuti sono riusciti a portare via i vestiti. Circa 500 capi di abbigliamento, molti dei quali griffati. Il danno è ancora da quantificare. I carabinieri di Chignolo Po e Stradella stanno cercando di dare un nome e un volto ai responsabili della spaccata, che è stata messa a segno verso le 5 del mattino nel negozio di abbigliamento di via Cavallotti, a Pieve Porto Morone. In base alla ricostruzione dei carabinieri, fatta attraverso il racconto del titolare dell'esercizio e l'esame di alcune telecamere del paese, i ladri sono arrivati davanti al negozio a bordo di un furgone bianco. Forse lo stesso che era stato notato, accanto al negozio, una settimana fa. «Ho sentito il rumore di un motore e mi sono affacciato – racconta Maurizio Tassi, il titolare –. Pensavo fosse il camioncino della spazzatura e invece ho visto che dal veicolo scendevano uomini incappucciati. Ho sentito il primo botto contro la vetrata e a quel punto mi sono affacciato sul balcone e ho chiesto aiuto». Le urla hanno attirato l'attenzione di alcuni residenti, che infatti si sono affacciati alle finestre, svegliati anche dall'allarme del negozio. Ma non c'è stato il tempo di fare niente, se non chiamare i carabinieri. I ladri, nonostante l'allarme e nonostante i testimoni, sono riusciti in pochissimi minuti a prendere alcuni mucchi di vestiti e a caricarli sul furgone. Poi sono scappati. Quando i carabinieri sono arrivati sul posto, dei banditi non c'era traccia. In strada era rimasto solo il tombino utilizzato per la spaccata. «Il negozio era chiuso per ferie e non c'erano ancora i capi invernali – dice il titolare –. Il danno c'è ma non è solo questo che mi amareggia. La prima domanda che fanno, quando subisci un furto del genere, è se hai l'assicurazione, ma il punto vero è che bisognerebbe fare qualcosa per evitare che casi del genere si ripetano. Purtroppo non si sa nemmeno come difendersi, perché niente sembra bastare per proteggersi da persone prive di scrupoli. Disarmante vedere un Paese come il nostro in mano alla delinquenza, che rischia di farci perdere quello che i nostri padri hanno costruito in una vita». @mariafiore3 ©RIPRODUZIONE RISERVATA