Tregua finita, a Gaza ritorna la guerra

TEL AVIV A Gaza è tornata la guerra: razzi e raid si sono susseguiti oggi a poco più di un giorno dalla fine del cessate il fuoco che ha visto il fallimento della mediazione egiziana. E Hamas è tornato a minacciare l'aeroporto Ben Gurion: «le compagnie aeree straniere si tengano lontane dallo scalo da domani mattina». Minacce che però non sembrano fermare i voli internazionali destinati, almeno per ora, a subire ritardi al massimo di 60 minuti. Secondo il portavoce militare i razzi nel sud di Israele (ma anche nella zona centrale del Paese, compresa Tel Aviv) sono stati 175 (3.700 da inizio crisi), mentre i raid di risposta dell'aviazione israeliana hanno fatto, secondo fonti palestinesi, circa 22 morti e 100 feriti nella Striscia. Tra questi non si sa ancora con certezza se ci sia Mohammed Deif, capo indiscusso dell'ala militare di Hamas e vero padrone - secondo molti analisti - della situazione a Gaza: da lui dipende il lancio dei razzi o il loro stop. Israele in un attacco mirato ha cercato di eliminarlo - come già altre volte - ma per ora di certo c'è che nel bombardamento della sua casa sono rimasti uccisi la moglie e il figlio Alì di pochi mesi. L'emittente tv Fox News, citando una fonte anonima israeliana, ha sostenuto che Deif è morto; Hamas tuttavia ha negato decisamente. «È vivo e combatte», ha affermato dalla Striscia Abu Obeida, portavoce dell'ala militare della fazione islamica, aggiungendo che Deif «sarà alla guida dell'esercito che libererà Gerusalemme». Hamas ha inoltre minacciato le compagnie aeree internazionali - come fece lo scorso mese - a non volare, a partire da domani mattina alle 6 sull'aeroporto Ben Gurion che considera un obiettivo. Il premier Netanyahu ha ribattuto che la fazione islamica ha subito il «colpo più forte dalla sua fondazione» ed ha precisato che a Gaza l'esercito ha ucciso «molte centinaia di terroristi», rifiutando però di fare alcuna menzione alla sorte di Deif. Netanyahu non ha nascosto che l'operazione "Margine protettivo" non è finita e che sarà «una campagna continua. La lotta contro il terrorismo durerà anni». La situazione sul campo sembra così essere tornata a quella pre-Cairo dove sono andate in fumo le trattative, anche se ieri il ministero degli esteri egiziano ha rivolto un appello alle parti a tornare al tavolo negoziale. Ma nella capitale egiziana non c'è più alcuna delegazione.