Ghiringhelli, il ritorno di un pavese

di Carlo E. Gariboldi wPAVIA Al Pavia calcio è stato l'ultimo ad arrivare e il primo a segnare. E' Luca Ghiringhelli, 22 anni da Vistarino. Ha iniziato a giocare proprio a Pavia, al don Orione quando era alle scuole elementari. Sabato ha debuttato nell'inedito ruolo di laterale di centrocampo. La sua è una storia abbastanza comune, nel calcio, seppure in salsa pavese. Ha iniziato a correre dietro al pallone al campo del rione Crosione. Lì è stato notato dagli osservatori del Milan che hanno voluto mettergli la casacca rossonera. Per Luca è stato un sogno: giocare nella squadra di Alessandro Nesta, il suo idolo. Dopo le giovanili ha giocato nella Spal, nel Novara e nella Juve Stabia, tra la serie B e la C. Tra l'altro ha già avuto l'onore di indossare la casacca della nazionale per ben dieci volte (7 presenza con l'Under 23 e tre con la squadra B). Sabato, in Coppa Italia, si è preso la soddisfazione di sbloccare il risultato: un pavese che riporta la luce nel calcio azzurro. Questo mancava veramente da un pezzo, forse dall'epoca di Garlaschelli: da Vidigulfo alla Lazio (e storico scudetto con Chinaglia, D'Amico & co) e ritorno nel Pavia. Storie che un giovane come Ghiringhelli forse neanche conosce, tanto è proiettato - giustamente - nel presente. «Vincere contro la Pro Piacenza è stata una bella soddisfazione, un'iniezione di fiducia - dice - meglio di così non si poteva immaginare. Poi io non sono abituato ad andare in gol». Luca è sempre stato sulla linea della difesa: «Nelle giovanili ho fatto soprattutto il centrale, poi il terzino, per ritornare centrale lo scorso anno con la Juve Stabia - racconta -. Mister Maspero durante il ritiro mi ha chiesto se avessi mai fatto il quinto di centrocampo. Per me era una novità, abbiamo provato e sabato è andata alla grande». Nel modulo di Maspero i centrocampisti si devono sacrificare parecchio: «Bisogna correre di più», ammette Luca Ghiringhelli. A Pavia il ragazzo sta iniziando ad ambientarsi, dopo anni di nomadismo è tornato a dormire a casa dalla famiglia. «Ora sono concentrato sull'impegno in campo e durante gli allenamenti. I compagni sono tutti nuovi, salvo Carraro che avevo incontrato nelle nazionali giovanili». Come si trovano i giovani in una squadra di vecchi marpioni? «Giocare in mezzo a tanta gente di esperienza è positivo. Mi danno molti utili suggerimenti - risponde - Ora dobbiamo lavorare per integrarci meglio, ma la squadra che ha giocato contro la Pro Piacenza ha già fatto bene. Certo, ci sono tante cose da migliorare, ma il gioco c'è». Anche i giocatori aspettano di tornare presto al Fortunati, quando finiranno i lavori: «Sentiamo che c'è passione e speranza in questa squadra. Noi l'impegno ce lo stiamo mettendo». ©RIPRODUZIONE RISERVATA