Il monito del pontefice «È la III guerra mondiale»
ROMA Non solo Iraq, non solo Gaza. Tutto il mondo brucia. Davanti al moltiplicarsi dei conflitti, il Papa usa parole come pietre: «Siamo in guerra, viviamo la terza guerra mondiale, ma spezzettata» dice, denunciando «un livello di crudeltà spaventosa» di cui spesso sono vittime civili, e tra questi i bambini, «che oggi non contano», mentre «la tortura è diventata un mezzo quasi ordinario». Per questo Francesco dice che «dove c'è un'aggressione ingiusta è lecito fermare l'aggressore ingiusto, non bombardare o fare la guerra», e si mette a disposizione della pace: «Sono disposto ad andare in Kurdistan, c'è la possibilità - annuncia - Mi hanno detto che in questo momento non è la cosa migliore, ma io sono pronto». Il Pontefice parla dall'aereo che lo riporta a Roma dalla Corea del Sud, rispondendo alle domande sui bombardamenti Usa in Iraq, mentre in Kurdistan - in visita ai rifugiati cristiani e yazidi in fuga dalle violenze dei fondamentalisti dell'Isis - il cardinale Fernando Filoni porta il suo messaggio: liberare al più presto i luoghi occupati. «Ma i mezzi con i quali fermare l'aggressore dovranno essere valutati» dice Francesco, invitando «ad avere memoria»: «Quante volte - ammonisce - con la scusa di fermare l'aggressore le potenze hanno fatto una guerra di conquista? Una sola nazione non può giudicare come si ferma un aggressore». È dentro l'Onu, sottolinea, che si deve decidere. Il Papa ricorda le vittime cristiane in Iraq, ma sottolinea che nella sofferenza essi sono accomunati agli altri perseguitati: «Ci sono i cristiani martiri, ma qui ci sono uomini e donne, minoranze religiose e altri, e tutti sono uguali davanti a Dio. Fermare l'aggressore ingiusto è un diritto dell'umanità, ma è anche un diritto che ha l'aggressore di essere fermato perché non faccia il male». Entro la fine della settimana, intanto, il primo carico di armi provenienti dall'Italia potrebbe essere consegnato ai peshmerga curdi impegnati a fronteggiare l'avanzata islamista in Iraq. In vista dell'informativa che il governo farà domani davanti alle Commissioni riunite di Esteri e Difesa, si susseguono le riunioni dei tecnici, ma una decisione definitiva su tempi, tipo di armi e quantità non è ancora stata presa: l'Italia potrebbe inviare tra l'altro 30mila kalashnikov, munizioni e mitragliatori. Sul terreno i progressi dei peshmerga continuano: dopo aver ripreso agli jihadisti il controllo della diga sul Tigri, le forze curde hanno annunciato ieri la conquista di altre località nel nord dell'Iraq e si preparano a marciare in direzione di Mosul. (m.r.t.) ©RIPRODUZIONE RISERVATA