Dentro il 3% senza aumentare le tasse

di Nicola Corda wROMA Nessuna trattativa, né ufficiale, né segreta. Sui conti Palazzo Chigi assicura che non ci sono sconti da chiedere, che «il vincolo del tre per cento del deficit/Pil, sarà rispettato senza aumentare la pressione fiscale». Dunque, il governo conferma la linea già dettata nei giorni scorsi: non esiste un «caso Italia in Europa ma un problema dell'Eurozona che l'Italia contribuirà ad affrontare». Matteo Renzi aveva accolto così i dati sulla frenata delle economie francese e tedesca, mettendo l'accento sulla partita che si giocherà al prossimo Consiglio europeo straordinario del 30 agosto. Un summit puntato principalmente sulle nomine, ma in modo indiretto porterà alla sfida ormai non più rinviabile tra rigoristi e critici dell'austerity. E il capo del governo italiano conta dunque su un cambio di rotta di tutta la flottiglia europea, probabilmente confortato anche dalle prossime mosse del presidente della Bce, Draghi «pronto a misure eccezionali» per sostenere la crescita della zona euro. Una battaglia che sarà giocata nelle prossime settimane che non esclude nulla, neppure la decisione di poter "congelare" temporaneamente il "fiscal compact" e i tempi di rientro, un tema rimasto ancora fuori dalle riunioni ufficiali di Bruxelles ma che potrebbe approdare all'Ecofin informale convocato a Milano il 13 settembre. Un negoziato sui conti potrebbe invece essere intrapreso con la futura Commissione che si insedierà intorno a novembre, dopo il varo della legge di stabilità da parte del Consiglio dei ministri. Entro il 15 ottobre il governo deve presentare anche la nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza che dovrebbe rivedere al ribasso la crescita portandola da 0,8 a 0,3 per cento. Abbinati allo stato di avanzamento delle riforme, i "tre compiti a casa" dovranno passare l'esame di Bruxelles. La vacanza In Versilia per Matteo Renzi sarà dunque molto breve perché le misure anti crisi che intende varare prima del vertice europeo comprendono sia il decreto "Sblocca Italia", sia altri interventi da portare in dote, per convincere i partner che il nostro paese sta facendo sul serio e ha preso la direzione giusta. Oltre alle misure per dare stimolo alla crescita, nell'agenda della riunione di governo di fine mese dovrebbero trovare spazio la riforma della giustizia e un massiccio intervento sulla scuola. Nelle intenzioni del presidente del Consiglio si vorrebbe puntare su investimenti per circa un miliardo. E come lui stesso ha annunciato recentemente, le risorse arriverebbero dalla revisione dei fondi europei, decisione che sta creando qualche malumore nelle Regioni. Anche il tema giustizia con gli interventi sul civile avrà effetti sugli investimenti esteri. Il testo sembra a buon punto ed è stato illustrato ieri al presidente Napolitano dal ministro Orlando. Sulla manovra di fine agosto saranno dieci giorni di passione con la task force economica di Palazzo Chigi alla frusta, a caccia di risorse per rientrare sotto il tetto del 3%. L'impegno aperto più consistente riguarda la conferma dello sconto Irpef da 80 euro anche per il 2015.  La manovra, compresa tra 13 e i 16 miliardi, avrà come impianto principale quello dei tagli alla spesa pubblica, alcuni capitoli già in individuati dalla spending review. Il timore di nuove tasse è stato nuovamente smentito dal governo mentre sono allo studio meccanismi di prelievo mirato anche sulle pensioni medio alte. Far quadrare i conti senza la scure fiscale non sarà semplice ma su questo punto l'asse tra Renzi e il ministro dell'Economia Padoan è molto forte: agire su quella leva rischia di deprimere ancora di più i consumi interni con conseguenze sulla crescita già debolissima. La casella del bonus Irpef vale da sola una decina di miliardi e dunque sarà molto difficile allargare la platea. Già trovati dalla revisione della spesa 3,5 miliardi, ma il resto delle risorse devono ancora devono essere ancora individuate e sempre dal capitolo delle spese strutturali perché possano andare a regime. Non meno complicato, è il finanziamento per circa 4 miliardi di euro delle cosiddette "spese indifferibili", come missioni militari, autotrasporto, cassa integrazione, 5 per mille, e altri 2,4 miliardi di aggiustamento dall'esercizio 2013. Anche in questo caso si pensa di ricorrere alle forbici sulla spesa improduttiva finita nel mirino del commissario Cottarelli. Nonostante Renzi voglia evitare interventi sulle detrazioni fiscali, il governo potrebbe tuttavia agire attraverso una revisione pesante nella giungla di deduzioni cercando di colpirne gli abusi. ©RIPRODUZIONE RISERVATA