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di RENZO GUOLO Gli europei armano i curdi. Una scelta inevitabile. Anche perchè i pur necessari interventi dall'aria americani non bastano. Lo Stato islamico è diventato un pericolo troppo grande. Il rischio è la stabilizzazione di un'enclave islamista radicale nel cuore della Mesopotamia. Capace, oltre che di terribili violazioni dei diritti umani, di impadronirsi dei pozzi petroliferi del Kurdistan. Una scelta, non di meno, problematica. Difficilmente i curdi, tanto più se armati in modo significativo, e magari forti del successo dell'azione di contentimento degli jihadisti, torneranno sotto le ali protettive di Baghdad. Il Kurdistan iracheno era gia, prima dell'avanzata dello Stato Islamico, una regione indipendente. I peshmerga controllano i confini, il governo regionale vende petrolio senza trasferire royalties a Baghdad e ha una sua politica estera. Il tacito accordo, nella comunità internazionale, è che i curdi sono indipendenti di fatto senza esserlo ufficialmente; prospettiva, quest'ultima, potenzialmente foriera della nascita di un Grande Kurdistan che coinvolgerebbe le minoranze curde disperse negli stati vicini. E che farebbe saltare il quadro mediorientale. I curdi sono, così, destinati a accrescere la loro forza politica e militare, condizione o per superare defintivamente l'indipendenza mascherata da autonomia ottenuta dopo la caduta di Saddam Hussein. CONTINUA A PAGINA 8