Seul, papa Francesco fa beati i martiri laici e invita alla povertà

SEUL La «dignità della persona» che viene dal lavoro «in questo momento è minacciata e rischia di essere tolta da questa cultura del denaro che lascia senza lavoro tanta gente». Il papa latinoamericano lo dice ai 150 rappresentanti dei laici coreani che incontra nel Centro di spiritualità di Kkottongnae, a 90 chilometri da Seul. La Chiesa «ha bisogno dei laici», spiega, perché «in Corea, come in tutta l'Asia, il futuro della Chiesa dipenderà in larga parte dallo sviluppo di una visione ecclesiologica fondata su una spiritualità di comunione, di partecipazione e di condivisione dei doni». L'incontro a Kkottongnae è in piena sintonia con l'evento del mattino a Seul: la beatificazione - in coreano e latino - di Paul Yun Ji-Chung e 123 compagni martiri della prima generazione di laici coreani, presso la Porta di Gwanghwamun. Gli organizzatori locali stimano che al rito abbiano partecipato un milione di persone, tra l'altro bloccando il traffico della capitale per l'intera mattina. Nelle due occasioni il Papa ha reso omaggio al ruolo giocato dai laici nella Chiesa coreana, che ha una storia unica perché fondata da studiosi laici e non da missionari stranieri. E in quello del pomeriggio a Kkottongnae ha rimarcato soprattutto l'apporto che i laici devono dare alla società e alla carità. Già prima del Concilio Vaticano II la presenza dei laici nella vita della Chiesa sudcoreana è stata centrale e attiva. Sulla misericordia e la povertà papa Bergoglio è tornato anche parlando ai leader delle comunità religiose coreane, nella School of Love di Kkottongnae, e mettendoli in guardia contro «l'ipocrisia di quegli uomini e donne consacrati che - ha detto - professano il voto di povertà e tuttavia vivono da ricchi, ipocrisia che ferisce le anime dei fedeli e danneggia la Chiesa». «Sembra strano - ha detto - ma essere poveri fa diventare ricchi». Il Pontefice ha poi ricordato che la castità esprime il desiderio di fare di Dio la «roccia» dei propri cuori, anche se «sappiamo tutti quanto impegno personale ed esigente ciò comporti». La «gioia» di uomini e donne religiose «è radicata nel mistero della misericordia del Padre» ha detto in un altro passaggio che esprime il senso di tutto questo discorso, con il quale si è immedesimato nelle sfide, la gioia e le difficoltà della vita consacrata, leggendole con occhio partecipativo e cosciente della importanza della misericordia. Il Papa ha affrontato i numerosi impegni di ieri con energia e senza perdere il gusto delle battute. «C'è un piccolo problema, - ha detto ai religiosi scusandosi del cambio di programma - se c'è una cosa che mai si deve trascurare è la preghiera, ma faremo la preghiera da soli, vi spiego perché: non possiamo pregare i vespri insieme, sono venuto in elicottero, e con il decollo dell'elicottero, se non decolliamo in tempo, c'è pericolo di finire sfasciati su una montagna». Bergoglio inoltre, non rinuncia a dialogare con gli interlocutori neppure quando la lingua potrebbe essere un ostacolo, si organizza con i traduttori perché assicurino veri dialoghi e ascolto autentico. Ieri i rappresentanti dei laici coreani lo hanno aiutato e il loro presidente Paul Kwon Kil-joog gli ha rivolto il discorso di saluto in un italiano perfetto, a parte le incertezze indotte dall'emozione.