sanitÀ che cambia
-di Anna Ghezzi wPAVIA La speranza di avere un figlio per le coppie non fertili è appesa alle decisioni del ministero della salute e delle Regioni sulla fecondazione eterologa, la tecnica che permette il concepimento in provetta a partire da una o entrambe le cellule sessuali di donatori esterni. Da quando ad aprile la corte costituzionale ha abrogato il divieto contenuto all'interno della legge 40 sulla procreazione medicalmente assistita (Pma), anche chi aveva ormai sepolto la speranza, ha ricominciato a informarsi. Al centro Pma del San Matteo, che ora ha ridotto le attività per la pausa estiva, è boom di richieste: almeno una ventina solo nelle ultime settimane. Ma al Policlinico, come nelle altre strutture pubbliche, i medici non sanno cosa rispondere alle coppie in cui uno o entrambi i componenti hanno problemi di fertilità e che dunque, con le regole in vigore fino alla scorsa primavera, avrebbero dovuto andare all'estero oppure rinunciare ad avere un figlio "loro". «Abbiamo sempre più richieste – spiega Rossella Nappi, professore associato dell'università di Pavia e ginecologa del Centro di ricerca per la procreazione medicalmente assistita del San Matteo diretto dal professor Arsenio Spinillo a cui ogni anno si rivolgono circa 800 coppie che non riescono ad avere figli – anche perché abbiamo molti pazienti in menopausa precoce». I centri Pma lombardi – 60, la metà pubblici e convenzionati, sui 348 attivi in Italia – hanno prodotto un documento sull'eterologa, la Società italiana di fertilità, sterilità e medicina della riproduzione già a luglio aveva inviato al ministero le linee guida. Ma dall'alto nessuna indicazione. La Regione Lombardia è attendista: «in caso di ritardi o mancate decisioni da parte del Parlamento si valuterà l'emanazione di atti di governo transitori, per offrire alle strutture lombarde norme e protocolli definiti», ha fatto sapere l'assessorato alla salute di Mario Mantovani. Senza di fatto dare indicazioni. Il ministero della Salute, ha detto ieri che «la fecondazione eterologa è lecita ma non disciplinata, serve una normativa che assicuri un'applicazione omogenea in tutte le Regioni». Quindi i centri che la praticano, non sarebbero sanzionati. Al San Matteo nessuno si vuole sbilanciare in materia, anche se il problema si potrebbe porre nel momento in cui una coppia non fertile si vedesse negato il diritto alla fecondazione eterologa. «Ci porremo il problema quando si presenterà, aspettiamo indicazioni almeno regionali», è la posizione dominante. Eppure sono tante le coppie pavesi che hanno fatto ricorso all'eterologa negli ultimi anni, spingendosi fuori dall'Italia: una ventina all'anno solo a Lugano, in un centro dove la prima visita costa 120 euro e un tentativo dai 1500 ai 5300 euro, senza contare trasporti, hotel e tutto ciò che è logistica. «Abbiamo tantissime richieste – spiega Alessandro Verza, 37 anni, ginecologo specializzato a Pavia che da 3 anni lavora in Svizzera sulla procreazione medicalmente assistita – Qui a Lugano vediamo almeno un paio di coppie al mese da Pavia, più di 200 in dieci anni: solitamente approdano qui dopo diversi tentativi di fecondazione omologa falliti, oppure sono coppie che ricevono subito una diagnosi di infertilità, spesso hanno avuto patologie gravi che hanno compromesso la loro fertilità. Sono molte più di quello che si pensa». Da marzo Verza, con alcuni colleghi, ha aperto un centro medico privato a Pavia in cui le coppie possono fare tutti gli esami preparatori, a pagamento, e poi andare in Svizzera per la procedura vera e propria. E in pochi mesi sono già una decina le coppie che hanno scelto questo percorso. «Le richieste di informazioni al centro di Pavia sono quotidiane – riprende il medico – tanti chiedono se si può già fare l'eterologa in Italia. Ma nella migliore delle ipotesi, anche se ci fosse l'ok domani, ci vorranno ancora alcuni mesi per, per esempio, reclutare i donatori di ovuli e spermatozoi idonei, sottoporli a visite, esami e test attitudinali e via dicendo».