l'opinione
(segue dalla prima pagina) Dal 1945 gli Stati europei non sono Stati sovrani. Il loro regime politico ed economico è stato definito in base all'arrivo dei carri armati americani o sovietici. L'Italia non ha scelto la democrazia e il capitalismo più di quanto la Polonia un regime a partito unico ed economia pianificata. Siamo solo stati più fortunati. Da Presidente della Repubblica, Luigi Einaudi scriveva: «Gli Stati nazionali sono ormai polvere senza sostanza». Dal Quirinale poteva osservarlo pienamente. La sicurezza dell'Italia e dell'Europa è dipesa dagli Usa attraverso la Nato. Sul piano della politica estera e di difesa non siamo mai stati sovrani dal 1945. E quando alcuni Paesi europei hanno provato azioni non concordate - come Francia e Gran Bretagna a Suez - sono stati richiamati all'ordine. Ancora oggi siamo circondati da crisi gravissime - Ucraina, Siria, Libano, Palestina, Iraq, Libia e le tensioni nel resto del Nord Africa - che coinvolgono quasi tutti i nostri fornitori di energia, e non abbiamo strumenti d'azione. L'alternativa è un recupero della sovranità a livello europeo mediante l'Unione politica, con l'avvio della Cooperazione strutturata permanente sulla difesa e un'Unione energetica, per giungere a uno Stato federale europeo, almeno dell'Eurozona. Egualmente, lo sviluppo economico dei Paesi europei è dipeso dalla creazione del Mercato comune prima, e del mercato e della moneta unica poi. Il boom italiano, francese e tedesco è in realtà del Mercato comune. I Sei Paesi della Cee avevano alti tassi di crescita, sostanzialmente analoghi, mentre quelli fuori crescevano molto meno - e infatti progressivamente tutti hanno chiesto di aderire appena hanno potuto. Dopo la crisi economica dovuta alla fine del sistema monetario di Bretton Woods e allo choc petrolifero del 1973 una nuova fase di sviluppo economico è venuta con la creazione del Mercato unico. E dopo una nuova stasi un'ulteriore fase positiva è arrivata grazie alla creazione della moneta unica, che ha prodotto un forte abbassamento dei tassi di interesse, un aumento degli investimenti e dell'occupazione, e ci ha protetto dagli effetti dello choc petrolifero successivo all'11 settembre, quando in un anno e mezzo il prezzo del greggio è passato da meno di 20$ a oltre 120$ per stabilizzarsi intorno ai 100$. Questi enormi benefici dell'Euro sono ora a rischio a causa della crisi iniziata nel 2008, che ha mostrato l'insostenibilità di un'Unione monetaria in assenza dell'Unione economica e politica, ovvero di un governo federale europeo dell'economia, almeno per l'Eurozona. Al suo posto sono stati creati parametri sempre più stretti che hanno sottoposto i Paesi membri a più vincoli degli Stati membri delle vere federazioni, e senza beneficiare dei positivi effetti economici e della solidarietà garantiti dall'esistenza di un bilancio e di una politica economica federale. Ci siamo così trovati immersi in una controproducente politica di sola austerity, che potrà essere superata solo con un New Deal europeo, un bilancio europeo basato su risorse proprie e finalizzato agli investimenti. Draghi ha ricordato che non si può più stare in mezzo al guado, con un mercato unico, una moneta unica e 18 politiche economiche e fiscali nazionali. La Bce fa tutto quel che può, ma per superare la crisi serve recuperare sovranità a livello europeo, ovvero un governo federale europeo, non difendere il guscio vuoto della sovranità nazionale. ©RIPRODUZIONE RISERVATA