Dagli Usa raid e armi per fermare il Califfato

Di Andrea Visconti wNEW YORK Nuovi bombardamenti Usa nel nord dell'Iraq stanno allentando la morsa dei terroristi dell'Isis su Sinjar, la montagna abitata dalla minoranza Yazidi che i fondamentalisti vorrebbero annientare. Gli Stati Uniti stanno anche facendo arrivare armi ai curdi perché si difendano dagli estremisti che vogliono imporre un califfato islamico nella regione. Un'azione che fino a questo momento il governo di Washington non aveva reso nota. Si era limitato a dire che gli Usa fornivano armi esclusivamente al governo centrale di Baghdad. Ora invece una portavoce del dipartimento di stato ammette che ci sono stati rifornimenti diretti ai curdi. Ma sono misure che secondo l'opposizione interna americana sono troppo limitate e stanno arrivando troppo tardi. L'amministrazione Obama è accusata di non essere intervenuta per tempo in Siria perché è lì dove avrebbe dovuto cercare di fermare l'espansione dell'Isis, anzichè aspettare che la situazione sconfinasse in Kurdistan e in Libano. Una forte critica che viene mossa al presidente Usa è di avere ritirato troppo presto le truppe Usa dall'Iraq, solo per mantenere una promessa elettorale. Critico soprattutto il senatore repubblicano Lindsey Graham. «Il presidente deve rivedere la sua strategia perché questa gente ci arriverà in casa», ha detto Graham che fa parte della commissione per i servizi armati del Senato, facendo riferimento ai terroristi dell'Isis. «Bombardamenti mirati e assistenza umanitaria non possono rimpiazzare la necessità di una strategia con cui far fronte a una minaccia per il nostro paese». L'amminstrazione Obama invece si è posta obiettivi assai più limitati. Il presidente ha ribadito che gli attacchi da parte di cacciabombardieri Usa hanno lo scopo di proteggere gli interessi nazionali americani in quanto c'è una forte presenza Usa a Erbil. Secondo obiettivo è di fornire assistenza umanitaria d'emergenza alle minoranze sotto attacco. Ma Obama ripete che non verranno inviate truppe poiché gli Usa non intendono lasciarsi tirare dentro a una nuova guerra in Iraq. A insistere perché la Casa Bianca abbia una strategia più ampia è John McCain, che otto anni fa sfidò Obama nella corsa alla Casa Bianca. Il senatore repubblicano si dice favorevole a bombardamenti contro l'Isis in Siria, dando allo stesso tempo assistenza all'Esercito di Liberazione Siriano. McCain chiede inoltre che gli Stati Uniti addestrino i curdi e inviando a Erbil ulteriore equipaggiamento militare. «Chiaramente i bombardamenti si stanno rivelando molto, molto inefficaci, per non dire peggio - ha affermato ieri McCain - e lo Stato Islamico continua a guadagnare terreno in tutti i sensi». ©RIPRODUZIONE RISERVATA