Omofobia alle medie I dati dello studio Arcigay
PAVIA «Il bullismo omofobo è molto più diffuso di quanto si pensi e il dato più preoccupane è quella sorta di omertà diffusa che ne tace il fenomeno». A parlare è Niccolò Angelini, presidente di Arcigay Pavia, che ha messo a punto una serie di interventi nelle scuole medie e, in collaborazione con la psicologa Sara Bosatra e con Alessandra Alvarez, ha stilato un rapporto sulla discriminazione fondata sull'orientamento sessuale. Il lavoro fatto da una decina di volontari di Arcigay, tutti formati appositamente con un corso, si è svolto con una serie di incontri con i ragazzi in alcune classi di terza della media Angelini di Pavia e in quella di Giussago. Il progetto è nato perchè un ragazzo, vittima di omo-bullismo, è stato costretto a cambiare scuola. Prima degli incontri è stato consegnato un questionario agli studenti e un altro è stato proposto alla fine dei vari laboratori. «I dati nel secondo questionario – spiega ancora Angelini – erano molto meno preoccupanti del primo. All'i9nizio i preconcetti erano tantissimi. Nel confronto con i ragazzi abbiamo percepito una scarsa educazione emotiva che porta con difficoltà a riconoscere le emozioni proprie e degli altri. La forma di discriminazione più diffusa è quella della violenza psicologica del giorno per giorno che fa sì che la vittima non si senta mai accettata, si percepisca come fuori posto e questo è difficile da raccontare a genitori e insegnanti perchè vuol dire intervenire sul proprio personale percorso di coming out. Così si è vittime e si tace». I volontari hanno lavorato con i ragazzi in giochi di ruolo invitandoli a stilare una lista di 5 regole da usare in caso di bullismo o di comportamenti scorretti. Negli incontri si è anche puntato sul ruolo del pubblico passivo di fronte ad episodi di bullismo, stimolando i ragazzi a denunciare atti di questo tipo. «Questo progetto è stato uno sfida per la nostra associazione – dice Arcigay – perchè era la prima volta che lavoravamo con le scuole medie e ne siamo pienamente soddisfatti anche perchè siamo convinti che l'educazione debba passare necessariamente da questi temi. Ma il dato che emerge è che non basta. Per questo riproporremo i laboratori anche il prossimo anno». Arcigay lavora anche con le scuole superiori. Quest'anno ha realizzato incontri anche al Cossa e all'Ipsia. «Al professionale – racconta Angelini – ci sono stati episodi di omo-bullismo sfociati in violenze fisiche gravi, ma in quelle classi i ragazzi si mettono maggiormente in gioco e sono più empatici. Con loro lavoriamo molto sulle testimonianze e sugli esempi positivi». (l.l)