La barista di Stradella che sfida Renzi

STRADELLA Diventa un caso nazionale, per il risalto mediatico, la lettera inviata da una giovane barista di Stradella al premier Renzi. «Onorevole, le spiego quello di cui l'Italia ha bisogno ora». Così Caterina D'Urso, titolare del «Garibaldi Lounge Wine Bar» di Stradella, si rivolge al presidente del Consiglio: la lettera è stata pubblicata ieri su Repubblica. Caterina alle ultime elezioni nazionali ha votato M5S, mentre alle recenti comunali è stata candidata come consigliere comunale nella lista civica «La Strada Nuova per Stradella». «Quando ho sentito Renzi invitare gli italiani ad andarsene in vacanza belli allegri ho capito che era il momento di farsi sentire, e così gli ho ricordato quello di cui noi piccole medie imprese abbiamo bisogno per poter andare avanti, ma che nessun governo, ad oggi, ha fatto». Caterina ha 30 anni e da ormai 4 ha rilevato lo storico bar di piazza Trieste: nel locale, oltre a lei, lavorano quattro dipendenti fissi, tra cui il fratello, una coadiuvante familiare (la madre), e qualche cameriere a chiamata, soprattutto per i fine settimana e le serate estive. Attività come la sua rappresentano il 95% delle piccole medie imprese sparse sul territorio nazionale: «Siamo noi che teniamo in piedi il Paese, e diamo posti di lavoro a milioni di persone. Siamo noi che dovete salvare, non Alitalia e Fiat – scrive Caterina in un passaggio della lettera – Siamo noi il cuore pulsante dell'Italia, mentre credete che darci un'aspirina ogni tanto sia la soluzione per evitare l'arresto cardiaco del nostro Bel Paese». E così, sfruttando l'esperienza maturata in questi anni e «qualche esame di Economia», Caterina snocciola qualche consiglio a Renzi per sostenere le piccole attività. A partire dall'abolizione, «e non riduzione», dell'Irap, da una diminuzione significativa del costo del lavoro («Dovete capire che, finchè un dipendente costerà così tanto, non ci saranno nuove assunzioni e continuerà a proliferare il lavoro sommerso») e delle aliquote fiscali, per arrivare alla semplificazione delle procedure per aprire un'attività, l'eliminazione di corsi d'aggiornamento inutili, il sostegno all'imprenditoria giovanile e l'abolizione degli studi di settore. Ma Caterina non dimentica i problemi strettamente locali, come il progressivo decentramento dell'attività commerciale dal centro storico alla via Emilia tra Stradella e Broni: «La grande distribuzione sta uccidendo il commercio di vicinato – afferma ancora la barista – e la liberalizzazione delle licenze sta danneggiando le attività già presenti e non permette alle nuove di sopravvivere». Tutti temi di strettissima attualità, che la giovane imprenditrice vorrebbe discutere ed approfondire in un faccia a faccia con lo stesso presidente del Consiglio. Ora sta a Matteo Renzi accettare o declinare questo invito. (o.m.)