«Galan, allarmante personalità»
VENEZIA Una personalità «allarmante» e caratterizzata «da una particolare, pregnante e radicata negatività», con il rischio di possibile reiterazione del reato: è la figura di Giancarlo Galan, ex governatore veneto finito in carcere per corruzione, così come emerge dagli atti «e da tutti gli elementi acquisiti nel corso delle indagini» sul caso Mose. A ricordarlo è un passo delle 71 pagine che servono al tribunale del Riesame, presidente Angelo Risi, per motivare il no alla sua remissione in libertà o in subordine ai domiciliari. «Le modalità della condotta complessivamente tenuta da Galan - scrive il collegio -, caratterizzata dalla capacità di profittare di qualunque occasione, anche di mera convivialità, per avanzare le sue richieste e le sue pretese sfruttando le sue cariche istituzionali, induce questi giudici a ritenere che il medesimo, se posto in una condizione di occasione favorevole, darebbe corso all'ennesima richiesta illecita». E poco prima afferma: «L'accusa ha delineato la sua figura nei termini di un soggetto dedito al sistematico mercimonio della pubblica funzione esercitata e sfruttata allo scopo di ottenere benefici economici delle più varie tipologie». Per i giudici, insomma, c'è la concretezza che il reato possa ripetersi, legata al fatto che l'ex presidente veneto, in carica per 15 anni fino al 2010, avrebbe la possibilità ancora di «intervenire sui processi di formazione di atti amministrativi» alla luce della sua rete di conoscenze.