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ROMA «Un uomo molto giovane, con una patologia grave, è stato ricoverato qui per molti mesi. Moglie e figli lo hanno raggiunto per stargli vicino. E più la sua malattia si aggravava, più quella famiglia si univa. Qui si sono sentiti all'interno di una rete. E quando lui alla fine è morto ho visto come le persone, se si sentono accudite e non lasciate sole, si riprendono, anche dal dolore del lutto». La voce di Caterina Bessi, quasi 30 anni, nata a Prato, una laurea da psicologa in tasca e oltre sette mesi di servizio civile nel reparto di terapia intensiva del pronto soccorso dell'ospedale Careggi, Firenze, vibra ancora al ricordo di questa storia. E succede anche quando parla di una ragazza che dopo mesi di coma, in cui «sembrava che non ce l'avrebbe fatta, ora è in riabilitazione». «Lì ho capito - continua Caterina - quanto sia importante investire nella vita». Perché hai deciso di fare il servizio civile? «La scelta di impegnare un anno, in attesa del lavoro, nei progetti di Careggi per me voleva dire rimanere nell'ambito ospedaliero. Ero interessata al disagio psicologico dei pazienti in ospedale. Ma ho iniziato con tanta paura, perché ti confronti con una realtà che ha a che fare con la morte». Sei a metà percorso, qual è il tuo bilancio? «Sono molto soddisfatta, lavoro sei ore al giorno per cinque giorni a settimana, il contributo che ricevo è di 433 euro al mese e mi sembrava meglio guadagnarli così, facendo qualcosa che ritengo importante per la mia formazione, che andando a fare la cameriera. Credo molto nella relazione d'aiuto ai pazienti». Cosa fai, qual è il tuo ruolo? «Accompagno le persone che accedono al reparto dal proprio familiare, ogni giorno, e per le lunghe degenze alla fine stabilisci un rapporto. Sia chiaro, non faccio alcun tipo di terapia. Per loro sono la ragazza del servizio civile, non la psicologa. Però ci sono le volte in cui hanno voglia di parlare, di prendere un caffè e scambiare due chiacchiere. Non è supporto psicologico, ma accoglienza, vicinanza, facciamo capire che non sono soli». Cosa vorresti fare dopo? «La psicologa ospedaliera e anche la libera professione. E spero che il servizio civile al Careggi sia un punto di merito nel mio curriculum». (a.d'a.) ©RIPRODUZIONE RISERVATA