Bisturi e adrenalina per i primi specialisti del pronto soccorso
«La Conferenza Stato-Regioni - dice Giovanni Ricevuti (foto) direttore della scuola di specialità di Pavia - ha stabilito che per rimpiazzare i medici pensionati e sopperire alla carenza cronica di personale in pronto soccorso servivano 245 borse di studio all'anno. Erano 50 nel 2013, ora 70: ma non basta». Ricevuti è uno dei promotori della specialità sul modello anglosassone «per affrontare la situazione acuta di tutte le malattie, ma anche la riacutizzazione delle malattie croniche, con un occhio di riguardo agli anziani». A Pavia sono state assegnate 4 borse, più che nelle altre sedi: «Siamo stati premiati perché i nostri specializzandi ruotano su ospedali in tutta la regione – dice Ricevuti – . E i privati, che finanziano altre due borse, hanno creduto in noi». di Anna Ghezzi wPAVIA Come Cristina Young e Meredith Grey in Grey's Anatomy stagione dopo stagione hanno imparato a districarsi tra tracheotomie e intubazioni, i primi 82 "ER" italiani hanno preso la patente di specialisti di Medicina d'emergenza urgenza a luglio. A Pavia Pietro Lattarulo e Stefano Rusconi, specializzati a luglio, Roberta Virtuani e Paola Buzzi, in maternità, avranno il titolo a gennaio. Professionisti tra il chirurgo e l'internista, capaci di procedure "aggressive" senza perdere la visione d'insieme, districandosi tra infarti, attacchi di panico, punture d'insetto, ictus e mal di denti. «Fino a 5 anni fa – spiega Maria Antonietta Bressan, presidente della Società italiana di Medicina d'emergenza urgenza e responsabile del Pronto soccorso al S. Matteo – si imparava sul campo e dai corsi. Ma il pronto soccorso è cambiato, prima era la porta del ricovero, ora ricoveriamo solo il 17% dei pazienti. Tutta la diagnostica si fa all'interno: si sta dentro 7 ore, ma si fanno tutti gli esami che in reparto si fannno in 6 giorni.Siamo il filtro, il cittadino vuole tutto e subito ma ci sono meno posti letto. E serve gente sempre più formata per dimettere in sicurezza». Pietro Lattarulo, 55 anni, di Taranto, diplomato a Pavia, lavora al S. Carlo Borromeo di Milano: «Io lavoravo già nell'emergenza dal 2005 – spiega – ma la medicina d'urgenza richiede specialisti che sappiano decidere in pochissimo tempo e abbiano una manualità specifica, fatta di metodiche sul paziente che prima venivano richieste a figure come l'anestesista,perché bisogna perdere meno tempo possibile». La situazione più critica in cui si è trovato? «Gestire le persone in attesa di un posto letto in un pronto soccorso affollatissimo – spiega – con lo stress dei parenti preoccupati e la ricerca di un posto letto in ospedale. E con l'abbattimento dei posti letto e l'invecchiamento della popolazione è uno scenario sempre più frequente, in cui è fondamentale mantenere la calma e saper parlare con le persone». Stefano Rusconi milanese, 49 anni, si è specializzato a Pavia ed è in servizio a Desio: «Da 20 anni aspettavamo la specialità i medicina d'urgenza – spiega –. Serve per creare un gruppo di specialisti con lo stesso linguaggio. L'approccio? Prima curare le patologie più urgenti, stabilizzare e poi occuparsi dei particolari: inutile tinteggiare una casa a cui crollano le fondamenta. Servono sangue freddo, capacità di selezionare sintomi importanti inquadrandoli rapidamente e risolvendo per ordine le patologie del paziente Intervenendo direttamente con manovre d'emergenza come l'intubazione, che salvano la vita». Proprio come nei telefilm. «Eppure quando i primi medici d'urgenza si sono specializzati – spiega Stefano Geniere Nigra, 29 anni, di Ivrea, vicepresidente Cosmeu Italia e specializzando a Pavia – di fatto non avevano una specialità riconosciuta, colpa di un decreto vecchio di 16 anni. Il ministro ha risolto parzialmente il problema, ma occorre regolarizzare la situazione».