Consorzio agrario «Spazio ai giovani e innovazione»

«La procedura competitiva per raccogliere eventuali manifestazioni di interesse all'affitto del sementificio sarà aperta entro Ferragosto. Poi entro fine anno faremo il bando per vendere gli altri edifici». Il commissario liquidatore Virgilio Sallorenzo domani sarà ancora al Ministero per gli ultimi passaggi burocratici del percorso che ha portato al salvataggio del Consorzio agrario pavese. Sono 12 le sedi da mettere all'asta: strada Bellingera a Pavia, Mede, Robbio, Varzi, Mortara, Broni, Sannazzaro de' Burgondi, Valle Lomellina, Casteggio, Casorate, Mede e quella sotto la cupola Arnaboldi a Pavia. La prelazione appartiene a Terrepadane in quanto consorzio limitrofo come Alessandria o Vercelli. Il commissario liquidatore, intanto sta finendo di calcolare il debito del consorzio e completando la lista dei creditori. di Anna Ghezzi wPAVIA In 4 anni il fatturato del consorzio agrario di Piacenza è passato da poco più di 70 a 148 milioni di euro. E per il 2014 la previsione è di arrivare a quota 180. Mentre gli altri affondavano, il Cap di Piacenza ora diventato Terrepadane ha assorbito Lodi, Milano, ora Pavia. «I consorzi agrari hanno ancora ragione di esistere – spiega Marco Crotti, presidente di Terrepadane – per dare servizi efficienti alle imprese agricole e calmierare il mercato. Siamo riusciti perché siamo diventati meno ente e più impresa». Perché dopo Milano e Lodi Pavia era importante? «Per funzionare servono dimensione e gestione adeguate al mercato, ai tempi e alle esigenze delle imprese agricole. Per essere efficienti, innovativi e competitivi servono dimensioni adeguate che consentono di fare massa critica e realizzare filiere. Un consorzio poteva essere provinciale quando ogni azienda aveva 4 ettari di terra, oggi ne hanno 200». Quali i punti in comune dei tre territori? «L'Oltrepo con i Colli Piacentini è uno dei territori più importanti per la viticoltura. Quindi filiera del vino, ma anche riso e latte e cereali». Come sarete presenti? «Pavia è centrale nella nostra area di lavoro. Ragioniamo su come valorizzare le strutture che possono essere al servizio anche di territori limitrofi. Vogliamo centri importanti ed efficienti, non un magazzino per ogni paese. Il mondo corre, dall'Olanda arrivano pezzi di ricambio in 12 ore. Meglio una buona organizzazione che faccia arrivare i pezzi velocemente e dove servono, e consulenti preparati che vadano sul campo, piuttosto che tanti piccoli magazzini». E la nuova sede a Broni? «Una provincia estesa come questa non può avere un solo punto centrale. Servono poche sedi ma buone, e una rete di persone preparate: la sfida si gioca sulla competenza. Broni era importante per essere pronti per garantire l'assortimento nell'urgenza, ci appoggeremo a Rottofreno per i volumi, vogliamo avere contatti con Terre d'Oltrepo. Mede sarà il polo del riso, Robbio l'appoggio. E Varzi è un punto difficile, dove il privato non arriva: per questo occorre la nostra presenza». Quali investimenti? «Sulla Bellingera, centro per Pavia e Milano, dobbiamo organizzare l'attività di logistica per carburante, concimi, fitofarmaci. Apriremo come a Piacenza agli hobbisty, attrezzando un'area a Garden. E riapriremo l'assistenza alle macchine agricole». Innovazione e ricerca: quale spazio per i giovani? «In questi anni abbiamo puntato sull'agricoltura di precisione, con trattori intelligenti, macchine operatrici a comando che riducono l'impatto ambientale, lo spreco di concimi e fitofarmaci. Abbiamo costruito una rete di antenne che copre tutte le province tranne Pavia. Dobbiamo aiutare le aziende a innovare. Il 20% del nostro personale è fatto da giovani laureati in agronomia e economia: ci danno forza, voglia e motivazione, vogliamo continuare su questa strada. Ma a Pavia serviranno anche agenti giovani, preparati e motivati».