Riforme al traguardo, oggi il via libera
di Nicola Corda wROMA Riforma costituzionale all'ultimo miglio e oggi Matteo Renzi vuole arrivare a Palazzo Madama per percorrere questo tratto finale che in realtà è solo la prima delle quattro letture previste. La crescita negativa rovina la festa al premier ma lui vuole assistere a quello che definisce un «passaggio storico». Nell'intervento al Senato legherà ancora una volta la rotta del governo alle riforme, la necessità del cambiamento per risalire la china. Voto finale in leggero anticipo rispetto alla tabella di marcia, opposizioni più morbide dei giorni scorsi e tornano in aula anche i senatori del Movimento 5 Stelle, tentati dai blitz dei voti segreti dai quali però la maggioranza si è messa al riparo. Le modalità di elezione del presidente della Repubblica hanno segnato il dibattito di ieri. Nonostante i tempi contingentati, i senatori hanno discusso diffusamente sui quorum e la platea degli elettori per la nomina del capo dello Stato. La polemica con Grasso però si è aperta dalle parti di Forza Italia dopo la decisione della presidenza di dichiarare inammissibili tutti gli emendamenti che contenevano l'elezione diretta dell'inquilino del Quirinale. Protesta Gasparri che puntava al semipresidenzialismo insieme con alcuni senatori azzurri, ma Grasso non cede: le modifiche non sono consentite perché incidono sulla forma di governo. Stesso destino ed emendamento stoppato anche per Pier Ferdinando Casini che indicava la possibilità del suffragio universale solo dopo l'ottavo scrutinio con quorum dei tre quinti. Il tema è delicato e riguarda ancora i contrappesi e le prerogative d'imparzialità del ruolo del Capo dello Stato. Con il testo licenziato dalla commissione «resta la possibilità che possa essere eletto a maggioranza assoluta» ha spiegato Casini. A rischio la funzione di garanzia, ragionano anche alcuni senatori del Pd come Miguel Gotor, che per questo chiedeva di allargare la platea degli elettori ai 73 europarlamentari, ma la modifica è stata respinta dall'aula. Il simbolo del bicameralismo perfetto è caduto ieri con l'approvazione dell'articolo 25 sulle funzioni del Senato che non dovrà più votare la fiducia al governo. Pietro Grasso va avanti veloce sulle votazioni che rallentano solo a tarda sera, quando si arriva alle competenze legislative della nuova Camera, al titolo quinto e alla soppressione della legislazione concorrente tra Stato e Regioni. È il momento in cui il Movimento 5 Stelle rientra in pista intervenendo su tutti gli emendamenti. Nel pomeriggio erano scivolati indenni e senza rischio anche gli articoli 27 e 28, altri due passaggi simbolici sui quali Renzi ha puntato forte nel progetto di revisione costituzionale: cancellati dalla Carta le province e il CNEL. Vittoria a metà per Sel che ottiene qualcosa sul tema della democrazia diretta. Si torna a 500 mila firme per richiedere il referendum, resta il quorum del 50 per cento affinché sia ritenuto valido, ma se le firme raccolte sono 800mila la soglia si abbassa ai votanti. Assoluta novità invece viene dal referendum propositivo che per la prima volta compare nella Costituzione. Nuova disciplina per le leggi d'iniziativa popolare per le quali le sottoscrizioni dei cittadini passano da 50 a 150mila. ©RIPRODUZIONE RISERVATA