«Roberto ora vive nel terrore»

VIGEVANO «Mio figlio sta meglio, è tornato a casa dall'ospedale. Ma non esce mai: viviamo nel terrore, perché i suoi aggressori non sono neppure indagati». Parla la madre di Roberto Brocchin, 40 anni, il tecnico aggredito a sprangate in testa in un'azienda di via Perugino, il 26 maggio scorso. «I carabinieri hanno identificato cinque uomini – ribadisce Angela dell'Acqua, 65 anni – anche grazie alle telecamere dell'azienda». Secondo gli accertamenti dei militari, a guidare la spedizione è stato l'ex marito della donna, residente a Vermezzo (Milano), che Roberto frequentava. Dopo una discussione in strada, i cinque hanno scavalcato la cancellata della Biemme Elettronica e sono entrati in azienda con le spranghe. Hanno anche picchiato quattro colleghi di Roberto Brocchin che è rimasto diversi giorni fra la vita e la morte al policlinico di Pavia. Ha subìto tre operazioni per ricostruirgli il volto e il cranio. «Ora ha recuperato molto, parla e si muove normalmente – dice la madre –. Ma esce di casa solo mezzora la mattina con suo padre, poi sta rintanato in casa perché teme una nuova aggressione. Ogni macchina che si ferma in strada ci fa agitare». Continua la madre: «Non capiamo perché il magistrato che coordina l'indagine in procura a Pavia non firmi gli avvisi di garanzia. Altrimenti, temiamo che gli aggressori si sentiranno liberi di colpire ancora». (a.m.)