Piccole imprese crescono idee da 6 milioni di euro

di Marianna Bruschi wPAVIA Sensori, tessuti anti zanzare, cosmetici, laser, poi monitoraggio dei beni culturali, ma anche alimenti derivati dai funghi e poi i dispositivi medici. Gli spin-off dell'università di Pavia sono una realtà da 24 imprese, circa 100 addetti e un fatturato totale da 6 milioni di euro. Numeri che raccontano storie di imprese con 16 anni di esperienza o pochi mesi, ma tutte nate dai laboratori dell'ateneo pavese. Con un obiettivo: arrivare a 30 entro la fine dell'anno e definire un piano di aiuto per trasformare una buona idea in un'azienda. Il primo spin-off pavese (tecnicamente: una società nata per dare una ricaduta aziendale e produttiva a un'idea nata dalla ricerca in università) è nato nel 1998. Si chiama Bright Solutions, oggi ha sede a Cura Carpignano, e lavora nel settore dei laser: oltre 4 mila dispositivi presenti sul mercato in applicazioni industriali, medicali, aeronautiche, export del 70% della produzione verso Europa, America, Asia. Fino al 2010 gli spin-off dell'ateneo erano sette, sono cresciuti fino agli attuali 24, che dovrebbero diventare 30 entro la fine dell'anno. Con i numeri attuali, spiegano in università, Pavia è tra i primi venti atenei per numero di spin-off secondo l'ultimo rapporto dell'associazione Netval. «E con le prossime costituzioni si avvicinerà entro fine anno alla top ten, alle spalle del Cnr e dei Politecnici di Torino, Milano e delle Marche», spiega Pietro Previtali delegato per la convenzione interuniversitaria per la valorizzazione della ricerca. Le attività spaziano in diversi settori, quello più rappresentato è l'ingegneria industriale e dell'informazione, ma anche le scienze della terra e dell'ambiente. «Le attività sviluppate spaziano dal laser all'analisi genomica, dai biosensori al cloud computing, dallo sviluppo di nuovi farmaci alla tecnologia aerospaziale», spiegano in ateneo. Ci sono realtà piccole con 3-4 persone che vi lavorano, altre ormai consolidate da 20-30 addetti. I primi tre spin-off in ordine di fatturato si avvicinano al milione, quelle che ancora devono ritagliarsi uno spazio nel mercato sono sotto i 100mila euro. «L'innovazione paga – sottolinea Previtali – la maggior parte degli spin-off hanno fatturati in costante aumento. C'è grande fermento, anche considerando il numero di brevetti: sono circa una ventina quelli già depositati e una decina le domande di brevetto in corso». Di start-up e spin-off si è parlato anche poche settimane fa nell'incontro «Dall'idea all'impresa: opportunità di sviluppo per le start-up» in università, presenti il Parco tecnologico padano di Lodi e la fondazione Filarete di Milano, entrambi partner di Start Cup, il Polo tecnologico di Pavia e Polo tecnologico servizi. Dal confronto delle esperienze si arriva a capire come muoversi, cosa migliorare. Il pro rettore alla terza missione, Francesco Svelto, sta preparando un piano per incentivare la nascita degli spin-off. «Con un piano di servizi e di agevolazioni che vanno dalla collaborazione per la stesura del business plan all'assistenza per la scelta degli strumenti finanziari necessari all'avvio e allo sviluppo della società – spiega Svelto – dall'individuazione di spazi e laboratori dipartimentali per incubare l'impresa alle modalità per arrivare a investitori italiani ed esteri». «Vogliamo portare l'innovazione e la valorizzazione dei nostri spin-off nei nostri dipartimenti, nei corsi di laurea, nei collegi, per coinvolgere sia i colleghi che i nostri studenti, con la possibilità per quest'ultimi di costituire start-up dell'Università di Pavia, per investire concretamente su stessi – aggiunge Previtali – e questo con la possibilità di influenzare attivamente più che di subire passivamente il mercato del lavoro sempre più critico per i nostri giovani laureati». @mariannabruschi ©RIPRODUZIONE RISERVATA