Terrore nel tendone «Un attimo e il fiume ha portato via tutto»

di Francesca Gallo e Marzia Borghese wVITTORIO VENETO Si è salvato legandosi a un albero con la cintura dei pantaloni. «Come sia riuscito a cavarmela bisogna chiederlo solo a Dio. Sono miracolato». Paolo Coan, 50 anni di Pieve di Soligo, tecnico in un'azienda del posto, è uno dei sopravvissuti del Molinetto della Croda. La sua voce è spezzata dalla commozione per gli amici morti sotto la bomba d'acqua. Racconta la sua terribile avventura dal pronto soccorso di Vittorio Veneto dove è rimasto in osservazione fino al pomeriggio di ieri con alcune costole rotte e diverse ecchimosi. «Ero seduto sotto il tendone quando all'improvviso è arrivata l'acqua», ricorda Paolo ancora con la paura negli occhi. «La gente è salita prima sulle panche e poi sui tavoli, ma la furia del torrente impazzito ha portato via tutto. Ho sentito urla disperate e richieste di aiuto». Il tecnico pievigino ha assistito attonito e impotente al disastro. «All'improvviso il tendone è crollato», prosegue con gli occhi lucidi, «la struttura metallica ha ceduto ed è diventata una trappola mortale per il centinaio di persone che erano sotto. Mi sono ritrovato sott'acqua. La mia fortuna è stata che ho trovato uno spiraglio, un pezzo di telone che si era tagliato». Paolo ha così approfittato di quella fortunosa via di fuga per alzarsi in piedi e uscire dalla trappola. Tutto intorno c'era l'acqua fangosa che scorreva minacciosa e veloce. L'uomo, con la forza della disperazione, è riuscito a raggiungere un albero vicino. «Per non essere trascinato via dalla corrente», spiega quasi singhiozzando, «mi sono tolto la cintura dei pantaloni e con quella mi sono legato al tronco. A quello stesso albero erano aggrappate altre due persone. Tutti siamo rimasti lì immobili aspettando i soccorsi. Non so dire quanto tempo sia passato». Altri due sopravvissuti al disatro di Refrontolo sono stati ricoverati nell'ospedale di Conegliano. Sono Franco Bottega, 46 anni di Refrontolo, e Gianantonio Spinelli, 47 anni, entrambi dimessi nella mattinata di ieri. «Mio marito è stato trascinato dalla corrente per un chilometro a valle», racconta Paola, moglie di Spinelli, «più volte è finito sott'acqua finché non è riuscito ad aggrapparsi a un albero. Subito lo avevano dato per disperso. L'hanno trovato dopo due ore e mezza, in ipotermia e con diverse escoriazioni. È sotto choc, non riesce neppure a parlare». Per fare fronte all'emergenza gli ospedali di Conegliano e Vittorio Veneto sono stati subito allertati. Oltre trenta le persone, tra medici e infermieri, richiamate in servizio. «Mi ha salvato papà dal cielo, sono vivo per miracolo». Sono le prime parole che Stefano Gerlin, pievigino, 50 anni festeggiati lo scorso 8 febbraio, ha sussurrato al figlio Alessio dal letto del reparto di Rianimazione dell'ospedale Ca' Foncello di Treviso. E' uno dei feriti più gravi insieme a Guido Fantin, anche lui 50enne, gravemente offeso alla gamba destra da una lamiera. Entrambi in prognosi riservata, fortunatamente non sono in pericolo di vita. Gerlin è stato soccorso nella notte di sabato con la gamba sinistra schiacciata e il bacino rotto. La madre che l'ha incontrato in ospedale confida nella sua fibra da sportivo. A sperare sono anche i familiari di Guido Fantin, originario di Solighetto ma residente anche lui a Pieve di Soligo e coetaneo di Gerlin. Una lamiera gli ha lacerato profondamente la coscia destra. Era cosciente quando è stato soccorso in quell'inferno di fango che in pochi minuti ha seppellito cose e persone. Dopo l'intervento chirurgico alla coscia destra, Fantin è stato trasferito dal reparto di Medicina d'urgenza, dove era stato ricoverato ieri sera, alla Terapia intensiva. ©RIPRODUZIONE RISERVATA