Galan rimane in carcere

VENEZIA Giancarlo Galan resta in carcere per le accuse di corruzione nell'inchiesta Mose. Lo ha deciso il tribunale del Riesame di Venezia dopo quattro ore di camera di consiglio. I giudici hanno respinto le richieste della difesa dell'ex governatore, che chiedeva la scarcerazione o in subordine i domiciliari. I giudici hanno respinto tuttavia le contestazioni fatte dal gip Alberto Scaramuzza per fatti antecedenti il 22 luglio 2008. Tra questi, i finanziamenti per le campagne elettorali, altre dazioni e i lavori per il restauro della villa dell'ex governatore. Hanno invece accolto la parte dell'ordinanza riguardante i presunti illeciti attribuiti a Galan dopo il 22 luglio 2008. Nel corso dell'udienza i pm hanno depositato i verbali di Pierluigi Alessandri, all'epoca dei fatti ai vertici della Sacaim costruzioni che ha raccontato di dazioni fatte a Galan in mini tranche da 50mila fino a 15mila euro, per un totale di 115mila, per far lavorare la propria azienda nelle opere pubbliche, perché - ha affermato - «purtroppo il sistema era questo». Alessandri ha aggiunto che, su invito di Galan, avrebbe dato 30mila euro anche all'ex assessore Renato Chisso (tuttora in carcere). Contro Galan anche l'imprenditore Andrea Mevorach. Numerosi gli incontri con l'allora governatore che avrebbe chiesto denaro. Mevorach ha riferito anche di alcune frasi di Galan: «Non fare il furbo, sai bene di cosa parlo, la politica va aiutata», gli avrebbe detto l'ex governatore.