Medici in ambulanza solo col corso

PAVIA «La direzione Areu non ritiene opportuno che medici e infermieri effettuino attività di volontariato a bordo di mezzi di soccorso di base». La frase conclusiva del documento 100 approvato dall'Azienda regionale emergenza urgenza che gestisce il 118 scatena la polemica: «L'unico risultato reale è quello di impedire a svariati professionisti di apportare un valore aggiunto a un servizio di fondamentale importanza per la comunità» attacca Carmelo Tindiglia, segretario regionale dell'Italia dei Valori. Nel documento sotto accusa si specifica che non si impedisce a medici e infermieri di prestare opera di volontariato, ma che se lo fanno devono partecipare al corso di addestramento regionale, non possono qualificarsi come infermieri o medici con la centrale operativa e non devono portare sul mezzo farmaci, presidi o attrezzature. «Il documento – spiega Maurizio Raimondi, responsabile Areu Pavia – vuole dare un'indicazione per evitare conflitti e sovrapposizioni di ruoli». Infatti all'interno del mezzo ci sono gerarchie: «È il capo equipaggio che si tiene in contatto con la centrale e il medico, secondo regole precise. Se c'è un medico a bordo dovrebbe essere il capo equipaggio. Ma se non conosce le regole dell'emergenza può rendere meno fluido il sistema integrato», dice Raimondi. Un esempio? «Di recente un'ambulanza per sbaglio è scomparsa dal sistema informatico per colpa di un tasto sbagliato –dice Raimondi –. C'è stato un soccorso davanti alla sede della Croce, ma non abbiamo potuto chiamare il mezzo perché risultava non disponibile. Un errore di questo genere rischia di non far arrivare il mezzo di soccorso a chi ne ha bisogno. Lavorare sull'ambulanza non è come stare in reparto, in ambulanza ci sono procedure e regole di sicurezza e gestione fondamentali». «Finora i medici non salivano in ambulanza – spiega il commissario provinciale della Croce rossa Alberto Piacentini – perché intervenendo in base alla loro professionalità potevano creare problemi al 118. Non intervenendo però andavano contro il codice deontologico. Queste regole ci permettono di impiegare meglio i tanti giovani medici appena laureati o specializzati che da noi fanno i volontari». Marco Bigi, presidente della Croce verde pavese concorda: «Per noi non cambia nulla, medici e infermieri volontari il corso già lo facevano». «Su 320 volontari, 10 sono medici o infermieri – dice il presidente della Croce azzurra di Belgioioso Giuseppe Checchi – hanno chiesto il corso prima che venisse imposto. Ma sono più preparati dei soccorritori classici: tanto di guadagnato». (a.gh.)