Il dialetto di San Giorgio Lomellina adesso ha una «casa» di 800 pagine
SAN GIORGIO LOMELLINA Il dialetto di San Giorgio prende vita attraverso un dizionario di 800 pagine costato agli autori sette anni di ricerche e di confronti. La voluminosa opera, che è stampata da Guardamagna Editori e si può acquistare in municipio al prezzo di 25 euro, raccoglie per la prima volta nella storia del paese la testimonianza scritta di una lingua popolare che si è strutturata attraverso i secoli. La ricerca è stata effettuata da Tina Autelli, Giambattista Muzzani, Luigi Navazza, Giovanna Nicola, Giuseppe Rolandi, Luigi Rolandi, Clemente Nicola e Adriana Vicini. Oggi quasi tutti i paesi della Lomellina, orgogliosi del proprio "campanile", possono vantare un vocabolario di termini dialettali, ma quello di San Giorgio rappresenta una sorta di monumento al vernacolo con i suoi 11mila lemmi corredati dal relativo frasario con proverbi, modi di dire, "conte", filastrocche, canzoncine, scioglilingua e altre integrazioni riferite alla storia del paese, ai personaggi illustri, agli edifici di rilievo e alle istituzioni. Già il titolo è indicativo: "Num dla còrde in sacòcie parlùmme insé" ("Noi con la corda in tasca parliamo così"). E' questo lo storico soprannome dei sangiorgesi, che nei tempi andati acquistavano i maiali a Mortara e poi li portavano a casa legati alla corda. Poi c'è la principale peculiarità fonetica del vernacolo, che spinse il linguista Angelo Stella a definire San Giorgio «un'isola linguistica». Si tratta della "e", trascritta dagli autori utilizzando la "epsilon" dell'alfabeto greco antico. «Vale, per convenzione, come una "e" aperta non accentata, usata sia in corpo di parola sia alla fine – spiegano gli autori – E' stato molto difficile imbrigliare e trascrivere il dialetto con termini, suoni e significati codificati secondo certe regole che abbiamo dovuto individuare: molte volte ci è capitato di discutere sulla forma di certi vocaboli che variavano di via in via, di cortile in cortile o addirittura di famiglia in famiglia». Altra caratteristica è l'assenza di suoni misti. Mentre in gran parte della Lomellina la "a" di pane si pronuncia a metà fra la "a" e la "e", a San Giorgio si utilizza sempre la "epsilon". «Alcuni potranno non essere d'accordo con le scelte da noi operate perché il frasario a loro noto è diverso per la pronuncia e per il significato – aggiunge Adriana Vicini – E noi ne siamo consapevoli perché il dialetto è una lingua viva, variamente intesa, parlata e interpretata, ma il dizionario vuole tramandare il dialetto sangiorgese più autentico, quello non ancora imbastardito dalla contaminazione con vernacoli parlati nei paesi o nelle città limitrofe». Per rafforzare questa tesi, gli autori hanno allegato un cd al vocabolario. Quest' opera di conservazione del patrimonio linguistico, che vuole essere il seguito ideale del volume presentato nel 2007, ha ricevuto il plauso della mortarese Maria Forni, ex preside dei licei Taramelli di Pavia e Omodeo di Mortara, fra i massimi esperti di storia e di cultura della Lomellina. «Io ho avuto la ventura di vivere, nei primi anni dell'infanzia, in diretto contatto con i nonni materni, dialettofoni autentici – commenta – Perciò la lingua materna, con l'italiano appreso in contemporanea, per me è il dialetto lomellino o meglio quella "koinè", quell'idioma comune formato dai vernacoli dei vari paesi, la cui conoscenza spontanea non impedisce, ma anzi favorisce l'apprendimento dell'italiano. Anche il lavoro di San Giorgio s'inserisce nel solco della meticolosa e certosina tutela delle nostre radici culturali». Umberto De Agostino