Senza Titolo
di STEFANO ALLIEVI Ascoltando in questi giorni di dibattito sulle riforme, l'immagine che emerge con più evidenza è quella di una distanza abissale che si allarga inesorabilmente. La distanza abissale che provano i cittadini schiacciati dalla crisi o semplicemente adusi al loro ordinario mestiere, senza lamenti e senza rancori: che non capiscono, non possono capire, il senso di ottomila emendamenti risibili e irridenti a un testo, quando ne basterebbero quattro ma sensati, su cui costruire, come legittimo e utile, una seria battaglia politica e di principio, per poi accettare di vincere o di perdere. È una farsa che i cittadini comuni non si possono permettere: e che vanno ad aggiungere alla lunga lista di privilegi che attribuiscono alla casta. Loro i problemi, in famiglia o al lavoro, devono risolverli con altri metodi: l'ostruzionismo non se lo possono permettere e probabilmente li annoierebbe, non vedendone il senso, che è solo quello del rinvio. E si immaginano - e come dar loro torto - che così dovrebbe fare, e anzi a maggior ragione, chi ha il dovere di governare il Paese. E la distanza abissale che c'è, che aumenta, tra l'emiciclo di Palazzo Madama (oggi l'icona di quello che Pasolini chiamava, semplicemente, il Palazzo) e il Paese. Le responsabilità reciproche passano in secondo piano. Quello che appare con tutta evidenza è che la cittadinanza non capisce più CONTINUA A PAGINA 9