Moneta sfida le imprese: fate business col S. Matteo
di Maria Grazia Piccaluga wPAVIA La macchina della sanità, a Pavia, genera più della metà del pil cittadino (il 61% su quasi un miliardo e 400mila euro di valore della produzione). E incide per il 10% su quello provinciale. Ma quanto indotto si potrebbe generare in più, attorno a ospedali e istituti di cura e di ricerca scientifica, se maturasse un humus imprenditoriale funzionale alla loro attività? Il terreno è fertile, ma va coltivato, lascia intendere Alessandro Moneta, presidente della fondazione San Matteo, 3348 dipendenti, a cui si aggiungono almeno un migliaio tra ricercatori, borsisti, specializzandi. Un sottobosco di almeno 20mila persone, contando le famiglie coinvolte. «Oltre ad essere un'eccellenza nel campo della ricerca e dell'assistenza – fa notare Moneta – il San Matteo è anche uno dei motori economici ancora accesi in una provincia che sta patendo molto la crisi». Quanto "carburante" vi arriva dalle imprese locali? «Purtroppo meno di quanto si potrebbe generare. Non si è mai sviluppato un indotto attorno alla sanità. Ed è un'occasione sprecata». Lo spazio ci sarebbe? «Noi ci abbiamo provato già tre anni fa a dialogare con il mondo imprenditoriale locale. Abbiamo trovato una buona disponibilità ma poi si è concretizzato poco o nulla. Certo non è un momento propizio per l'economia ma penso a quante opportunità ci sarebbero nel campo della bioingegneria, della sperimentazione di nuovi materiali, anche della nutrizione. Noi utilizziamo presidi sanitari, protesi e dispositivi che siamo costretti a procurarci all'estero con costi elevatissimi. Quello pavese non era forse per tradizione terreno fertile della meccanica di alta specializzazione?» Per sperimentare si deve però capire dove va il mercato, investire con pochi rischi. «Infatti noi ci proponiamo come officina per le imprese. Le invitiamo a entrare in ospedale, a conoscerci dall'interno per capire quali filoni della loro attività possono sviluppare in sinergia con noi». Con l'Università avete messo in cantiere la filiera della sanità all'interno di Pavia 2020. E' un primo passo, no? «Il rettore ha avuto il merito di far dialogare le istituzioni locali per sviluppare progetti molto concreti che rilancino le potenzialità di Pavia. Che sono reali ma poco sfruttate». E insieme vi presentate anche a Expo 2015? «Quella è una vetrina importante. Proprio con l'Università abbiamo presentato alla Regione Lombardia il progetto "Nutrire per educare, educare per nutrire". A settembre verrà valutato». L'agroalimentare in effetti può offrire spunti concreti di collaborazione con la sanità. «Già tre anni fa con i produttori di riso si era pensato di creare varietà con contenuti nutrizionali adeguati a diversi tipi di patologie. Ma può valere per la pasta e per altri prodotti a chilometri zero. Un ragionamento che il nostro servizio di Nutrizione Clinica sta approfondendo ormai da tempo». Più qualità e meno spesa. E' possibile? «Quanto spendiamo per la lavanderia? Per il confezionamento dei cibi, per una gamma ampia di altri prodotti sui quali probabilmente risparmieremmo utilizzando materiali biodegradabili, usa e getta, rispettosi dell'ambiente. Ci si potrebbe pensare». Bisogna sondare il mercato, frugare tra gli spin off creativi dell'Università... «Infatti noi puntiamo molto anche sui giovani. Sono loro che hanno le idee più innovative e anche più coraggio. Li invito: se hanno progetti o idee vengano a presentarceli». I giovani arriveranno tra qualche anno anche nel campus di Medicina. «Un modello unico in Italia, dove laboratori, didattica e ricerca trovano un luogo in cui essere applicati, le corsie dell'ospedale». Ecco un'altra occasione per alimentare l'indotto: l'ospitalità. «Indispensabile. Per gli studenti che graviteranno su questa porzione di città ma soprattutto per i pazienti che arrivano dalla provincia ma anche da fuori e dall'estero». Avete un dato? «Si, il 20% viene da fuori. Quindi l'accoglienza è un problema serio da potenziare. In modo etico suggerirei, perché stiamo sempre parlando di malati, di persone fragili. Il numero di pazienti potrebbe anche aumentare se si considera l'entrata in vigore della direttiva che consente ai cittadini europei di potersi curare dove meglio ritengono. Anche in questa direzione va potenziata l'attrattività non solo delle strutture sanitarie ma anche della città stessa». Che fine ha fatto il progetto di un quartiere San Matteo, con le case per i dipendenti? «Nel pgt è stata prevista un'area, alle porte di Pavia, dove creare case e alloggi per i nostri dipendenti che così si avvicinerebbero al posto di lavoro, abbattendo i tempi di percorrenza per venire al lavoro, le code sulle tangenziali intasate al mattino. Dipendenti a chilometri zero, senza stress. Sia chiaro, per stemperare ancora una volta le polemiche che non sono mancate, che noi non vogliamo fare i costruttori o gli imprenditori edili ma sono creare servizi per la gente. Anche questo, tra l'altro, metterebbe in modo un settore fermo, quello dell'edilizia». ©RIPRODUZIONE RISERVATA