Pista palestinese, nessuna prova
BOLOGNA L'esistenza del "lodo Moro" non ha trovato alcuna conferma nelle indagini della polizia giudiziaria, nelle consultazione degli archivi dei servizi di sicurezza, nè nella copiosa documentazione acquisita. È il punto messo dalla procura di Bologna sulla questione del presunto accordo tra l'Italia e i palestinesi, secondo cui i palestinesi avrebbero potuto trasportare armi ed esplosivi in Italia in cambio di un'immunità dagli attacchi terroristici. Secondo i pm Enrico Cieri e Roberto Alfonso - che hanno firmato la richiesta di archiviazione della cosiddetta "pista palestinese" basata proprio sull'ipotesi di un attentato come ritorsione per la violazione del patto, cioè l'arresto di Abu Anzeh Saleh - del lodo non esiste traccia. La notizia arriva alla vigilia del 34esimo anniversario della strage della stazione di Bologna. I pm avevano anche sentito sul punto Francesco Cossiga, che in un'intervista al Corriere della Sera dell'8 luglio 2008 faceva riferimento al lodo. Ma l'ex presidente della Repubblica ha detto che si era trattato di un fraintendimento del giornalista, perché il lodo era una propria congettura. La conclusione a cui sono arrivati i Pm è che del lodo non c'è traccia, non esiste come atto. Ma che non è escluso che tra i servizi italiani e l'Fplp vi siano state pattuizioni, volta per volta, caso per caso, meccanismi volti a scongiurare situazioni pericolose. «All'esito di un poderoso sforzo investigativo per analizzare fino in fondo la pista palestinese, la Procura rassegna al gip richiesta di archiviazione», ha commentato il commento del procuratore aggiunto Valter Giovannini, interpellato sull'esito del fascicolo in cui sono indagati i tedeschi Thomas Kram e Margaret Frohlic. La commissione Giustizia della Camera ha intanto detto il primo sì, a larghissima maggioranza, all'introduzione del reato di depistaggio e inquinamento processuale nel codice penale.