Sturla: «Si corrono gravi rischi il corpo umano va fuori giri»
PAVIA «Lo ribadiamo infinite volte in congressi e tavole rotonde: il doping modifica i modelli ordinari del metabolismo e non solo. Ma non c'è peggior sordo di chi non vuole sentire»: lo dice Mario Ireneo Sturla (nella foto), presidente dei medici sportivi italiani e componente della commissione internazionale Wco. Alla notizia del blitz antidoping nel mondo ciclo amatoriale pavese dice: «Agli atleti amatoriali in particolare occorre far comprendere che ogni farmaco, se assunto in dosi errate e senza disturbi patologici in atto, dà luogo a gravi problemi alterando i sistemi cardiaco, epatico, renale, metabolico. Per fare un esempio è come aumentare la cilindrata di una autovettura che non ha le caratteristiche corrispondenti. L'automobile, come il corpo umano, va fuori giri con gravi danni al motore ed alla carrozzeria». I farmaci trovati nel "giro" del mondo ciclo amatoriale sono in parte eccitanti; altre sono sostanze salvavita, ma solo se usate in presenza di patologie specifiche e se somministrate da un medico curante. Tutto il resto è puro abuso. Così Sturla: «Le anfetamine agiscono come stimolanti alterando il sistema metabolico ed incidendo anche sui ritmi cardiaci ed epatici. Sono autentici pericoli per la salute umana. Il testosterone invece è un ormone particolarmente tossico se somministrato a soggetti sani. Aumenta la potenzialità in allenamento ma altera di molto il sistema ormonico generale, incide anche sul midollo osseo». Quindi il Bentelan che è un medicinale cortisonico. «Viene usato – conferma il medico – perché fornisce un senso di minor fatica allo sforzo. E' un farmaco salvavita a tutti gli effetti, ma se usato su soggetti sani arriva anche ad originare ulcere, sanguinamenti intestinali, incide sul sistema glicemico. Mentre il Contramal altro non è che un antidolorifico che consente di sentire meno la fatica e, anche questo farmaco, se somministrato su di un soggetto privo di patologie indicate, provoca gravi controindicazioni». Sturla conclude: «La figura del medico sportivo è essenziale anche nel mondo amatoriale. Ma così non accade. Ci si affida spesso al caso ed all'improvvisazione. Chi bara con il doping non rispetta l'etica sportiva, né la propria condizione salutistica». L'inchiesta della procura di Pavia fa emergere uno scenario inquietante che rischia di macchiare il mondo dello sport a tutto danno di atleti e dirigenti onesti. Paolo Calvi