Ma la prima tranche è già un caos

ROMA Mentre in questi giorni si svolgono le selezioni per il Tfa del secondo ciclo, gli 11mila abilitati del primo non hanno ancora visto la cattedra che gli spetta. Un percorso che già nelle prime fasi aveva incontrato problemi. Una domanda su cinque dei test per l'ammissione, infatti, era risultata formulata in maniera sbagliata. Molte le proteste dei partecipanti, con l'allora ministro dell'Istruzione Francesco Profumo che, per correre ai ripari, aveva nominato una commissione per controllare i test. Risultato: le domande errate o ambigue erano state considerate corrette, con il conseguente aggiornamento dei risultati. Ma i disagi non finiscono qui. Prima di tutto, i "tieffini" del primo ciclo non hanno potuto partecipare al concorso indetto, sempre nel 2012 - il primo dopo ben 13 anni - da Profumo. L'esclusione ha riguardato però anche le graduatorie. Sia quelle a "esaurimento", che la seconda fascia di quelle "di istituto" perché entrambe già chiuse e aggiornabili ogni tre anni. Nicolò Marchese è uno di loro. Trent'anni, laureato in filologia moderna, ha frequentato il corso del Tfa del 2012 per le discipline di lettere e latino all'università di Potenza, abilitandosi alla professione nel 2013. «Fare un corso che ti avvicini alla scuola più gradualmente invece di essere buttato in classe senza affiancamento, è sempre utile. Anche se - commenta Nicolò - alcuni docenti non erano professori d'esperienza, ma altri precari che costavano meno a chi programmava il corso». Ad oggi, Nicolò è ancora iscritto nelle graduatoria di istituto, terza fascia, quella in cui avrebbe potuto iscriversi anche senza sostenere le prove di valutazione prima, e il Tfa dopo. «L'unica cosa che ho potuto fare grazie all'abilitazione - continua Nicolò - è la domanda per entrare in seconda fascia, ma sto ancora aspettando». Gli è stata negata l'iscrizione alle altre graduatorie e al concorsone del 2013, possibilità che invece gli era stata promessa e che avrebbe potuto farlo mettere "in fila" per l'immissione in ruolo. «Manca un progetto globale educativo che sia veramente pensato per le nuove generazioni di insegnanti e non solo per la contingenza degli eventi politici», spiega ancora l'aspirante docente di ruolo, che aggiunge «non solo non so quando avrò una cattedra, ma neanche quando entrerò in graduatoria per l'immissione in ruolo, momento in cui comunque sarò confuso con chi ha frequentato i Pas, senza essere mai stato valutato, mai sottoposto a test». (m.c.f. e a.z.) ©RIPRODUZIONE RISERVATA