Ricky Renna, il re del ballo «Ho fatto divertire lo Scià»
VOGHERA Da più di cinquant'anni gira il mondo con la sua orchestra da ballo facendo divertire la gente e divertendosi a sua volta, esattamente come quando ha cominciato la carriera, appena adolescente: Ricky Renna (al secolo Rino Codecasa) è un fiume in piena che, a dispetto dei suoi 67 anni, non ha alcuna intenzione di andare in pensione ma intende continuare a calcare i palcoscenici e a incidere dischi (quest'anno arriverà a quota 75). L'artista, nato a Garlasco ma ormai vogherese d'adozione, ha dunque una lunghissima carriera alle spalle e una ancor più lunga serie di collaborazioni internazionali (da Mike Bongiorno ad Amalia Rodriguez, da Julio Iglesias a Fred Bongusto). Non poteva che essere lui il protagonista del gran finale di "Voghera sotto le stelle", stasera sul palco di piazza Duomo. Come è cominciata la sua carriera nel mondo della musica popolare? «A 16 anni, grazie al maestro Filippo Daccò dell'orchestra "Ritmi moderni" della Rai di Milano, io e il mio basso elettrico entrammo a far parte della grande orchestra del maestro Henghel Gualdi, all'epoca il clarinettista più famoso del panorama musicale italiano. In quell'orchestra sono rimasto quattro anni e ho cominciato a girare il mondo lavorando come un pazzo, trenta giorni su trenta. Le cose non sono cambiate nei successivi otto anni di peregrinazioni sui palcoscenici al fianco di un mostro sacro della musica leggera del calibro di Fred Bongusto: è stato però un periodo meraviglioso, in cui ho suonato persino alla corte dello Scià di Persia». Poi il ritorno in Italia... «Si ma non ho certo smesso di suonare e di viaggiare! Volevo fondare una mia orchestra e nel 1978 ci sono riuscito. Da allora suono solo con i miei musicisti». C'è ancora lavoro per le orchestre da ballo? «In questo mese di luglio ci siamo esibiti 19 volte su 31 giorni. Ad agosto abbiamo già 24 date prenotate, tra il nord Italia e i Paesi confinanti. Spesso ci capita di andare anche più lontano. Questo non vuol dire che ci sia lavoro per tutti. Io però propongo un repertorio internazionale che sino ad ora non ha conosciuto la crisi. Nella nostra provincia la mia popolarità è probabilmente rafforzata dal fatto che ogni giorno conduco un programma molto seguito su TelePavia dal titolo "La radio a colori"». Quindi per le altre orchestre è un periodo duro? «Si, come accade in molti altri settori. Si fa più fatica a trovare occasioni di esibirsi e a volte il pagamento può risultare un po' difficoltoso». Ma la gente viene ancora a ballare? «Assolutamente sì, i miei spettacoli sono seguiti da moltissima gente che si diverte tanto. Certo, il mio pubblico non è quello delle balere tradizionali perché, a meno che non me lo chiedano, difficilmente propongo brani popolari: anch'io presento polke e tanghi ma se devo fare un valzer non ne scelgo uno romagnolo, scelgo "That's Amore"». E il pubblico cosa chiede con più frequenza? «I miei cavalli di battaglia tipo "My Way" nella versione di Tom Jones, "La campana del villaggio" di Thibaut e soprattutto "Per tutta la vita", una canzone di mia composizione che la gente ama molto e che da un anno è la sigla della mia trasmissione televisiva». A ottobre uscirà il 75° album inciso dalla sua orchestra. Un vero e proprio record. «Si, in 36 anni di attività non ci siamo fermati un momento e abbiamo prodotto parecchi lavori discografici. Si tratta quasi esclusivamente di riarrangiamenti di brani molto noti, italiani e stranieri, cui ho aggiunto saltuariamente qualche brano di mia composizione. Faccio un esempio: ho inciso brani come "Occhi di ragazza" di Gianni Morandi e "Senza luce" dei Dik Dik rielaborati a ritmo di cumba colombiana». Ma l'idea della pensione? «Non mi sfiora nemmeno: questa è sempre stata la mia vita e finchè avrò forza non smetterò di divertirmi e di far divertire gli altri». Serena Simula