Cantone: i pm ci devono allertare
ROMA L'Anticorruzione deve informare la magistratura delle ipotesi di reato di cui venga a conoscenza, ma «sarebbe utile prevedere un meccanismo inverso, un obbligo di comunicazione da parte dell'autorità giudiziaria»: i casi che non hanno il peso mediatico di Expo o del Mose rischiano altrimenti di sfuggire alle verifiche incrociate dell'Authority. L'appello arriva dal numero uno dell'Autorità, Raffaele Cantone che ieri ha presentato la sua squadra. Un appello lanciato mentre è in fase di conversione alla Camera quel decreto sulla Pa che ha ridisegnato i poteri dell'Anticorruzione. Expo e Mose restano ovviamente nell'occhio del ciclone. Dopo il commissariamento che ha riguardato Maltauro per l'appalto sulle architetture di servizio di Expo 2015, la domanda è se ci saranno procedure analoghe, a cominciare dai lavori sulla "piastra", l'appalto più importante di Expo, anch'esso sotto indagine. Ma Cantone, che non intende usare il potere di commissariamento «in presenza di elementi di mero sospetto», per ora lo esclude, perchè al momento non c'è «un livello di indizi tali che lo giustifichi». Cantone frena anche sull'altra mega-inchiesta, quella sul Mose: gli emendamenti al decreto che rafforzano i suoi poteri, sembrerebbero preludere a un possibile intervento, ma oggi non sono legge e quindi non sono efficaci. Ha preso le mosse, invece, la prevista fusione con l'Autorità di vigilanza sugli appalti: la struttura soppressa conta 350 dipendenti che si sommano ai 26 dell'Anticorruzione, e inoltre «sei direzioni generali e 47 dirigenti di seconda fascia». Troppi, ha fatto capire Cantone, che intende sfoltire, «eliminare gli staff, i contratti di dirigenti esterni» e tagliare le spese. Una «riorganizzazione a 360 gradi», in cui rientra anche l'individuazione di 4 sezioni che fanno capo ai nuovi componenti dell'Autorità: Francesco Merloni, Angela Ida Nicotra, Nicoletta Parisi, e Michele Corradino.