Per i trasferimenti non serve un motivo
ROMA Il trasferimento di un dipendente pubblico da un ufficio all'altro potrà avvenire senza che siano fornite spiegazioni di alcun tipo. Sembra proprio questa la conseguenza di un emendamento al dl P.a, che cancella quanto previsto dal codice civile, secondo cui in casi di spostamento da un'unità produttiva a un'altra è necessario mettere sul tavolo «comprovate ragioni tecniche, organizzative e produttive». Ora invece il passaggio non dovrà essere giustificato e potrà quindi scattare in qualsiasi situazione, purchè non venga superato il limite di distanza fissato a 50 chilometri. La modifica, passata in commissione Affari costituzionali alla Camera, non piace alla Cgil, secondo cui ciò aprirebbe a una «mobilità assolutamente discrezionale», con «un'inaccettabile violazione» delle regole del codice. Insomma sulla mobilità obbligatoria, che fin da subito ha rappresentato uno dei punti caldi della riforma, spunta un'altra novità, che sembra ampliare le possibilità di ricorso a questo strumento. Gli altri emendamenti, approvati in settimana, hanno invece ammorbidito le previsioni, ridando voce ai sindacati per la definizione dei criteri di mobilità e salvando i genitori con figli piccoli o sotto legge 104. L'ultima modifica saltata fuori, tra le tante che hanno portato a un restyling del dl, supererebbe quanto stabilito dal codice civile, nell'ultima parte dell'articolo 2103, in materia di mansioni del lavoratore. Per il responsabile Settori Pubblici Cgil, Michele Gentile, così facendo si aprirebbe a una mobilità libera. Insomma, prosegue, anche stavolta «piuttosto che utilizzare le norme già esistenti» si preferisce «costruire nuove leggi, con cui si creano pesanti precedenti su misure relative sia al lavoro pubblico sia privato». Il sindacalista si riserva un'analisi più approfondita del testo ma sta di fatto che nell'emendamento salta il riferimento all'unità produttiva e si esplicita la «non applicazione» di quanto previsto dal codice per il trasferimento. Oggi il decreto Madia arriverà nell'Aula di Montecitorio per la discussione generale. Intanto sono attesi i pareri della commissione Bilancio sulle modifiche già apportate, con diverse novità sul fronte pensioni: tra l'altro, fino al 2017 niente penalizzazioni per chi ha raggiunto l'anzianità contributiva, con il superamento del concetto di anzianità effettiva (valgono quindi i riscatti).