Discarica tangenziale, lite per la bonifica
PAVIA La ruspa, durante i lavori di scavo del tracciato dell'autostrada Broni-Mortara, aveva portato alla luce i veleni nascosti nel terreno. Metalli, idrocarburi ma anche fitofarmaci, dovuti alla presenza, tra i rifiuti, di residui ospedalieri. Una discarica sotterranea, in un'area di oltre 9mila metri quadri nei pressi della tangenziale ovest, in località Rottino Vecchio, tra i Comuni di Pavia e San Martino, che ha ormai compiuto i 40 anni. E la cui bonifica è ora al centro di un braccio di ferro tra Provincia e Comune. L'ente provinciale, infatti, sulla base delle relazioni della Forestale, ritiene il Comune responsabile dell'inquinamento, che sarebbe cominciato a partire dal 1969, e ordina all'ente di pulire. Il Comune non ci sta e ricorre al Tar. Per spiegare il pasticcio bisogna tornare a circa tre anni fa, quando durante i lavori per il tracciato della Broni-Mortara, eseguiti dalla società Sabrom, spuntano rifiuti dal terreno a ridosso della ferrovia Milano-Genova. Nell'area verde, che ospita anche un laghetto, viene trovata una vera e propria discarica: sacchi neri, vetri, ferro e perfino siringhe, provette e farmaci scaduti. La maggior parte dei rifiuti si trova a un metro di profondità, a contatto con la falda, che risulta essere stata già contaminata. Le analisi fanno registrare alte concentrazioni di piombo, zinco, ferro, manganese, ma anche clordano, un insetticida come il Ddt, proibito dal 1981. La Sabrom presenta una variante al tracciato, per aggirare l'area inquinata. Ma resta da individuare il responsabile della contaminazione, per capire chi debba bonificare. L'area, al momento della scoperta della discarica, è di proprietà della Milano-Serravalle, ma fino al 1999 era della società Calcestruzzi Pavia di Re Guerino, a cui il Comune di Pavia aveva pagato la disponibilità del terreno per smaltirvi rifiuti, quando ancora non era in vigore la legge sui rifiuti speciali, che risale al 1982. Nel frattempo il titolare della Calcestruzzi è morto e resterebbe, quindi, solo il Comune di Pavia a rispondere di quell'inquinamento. «Siamo stati chiamati nel procedimento per capire chi avesse realizzato la discarica – spiega Virgilio Graneroli, comandante del corpo Forestale di Pavia –. Dalla ricerca, fatta anche attraverso gli archivi della città, è emerso che dal 1969 si sono succeduti atti autorizzativi del Comune per portare rifiuti in questa zona». La relazione della Forestale è bastata alla Provincia di Pavia per chiedere al Comune, con un'ordinanza dello scorso aprile, di provvedere alla bonifica. Il Comune, dal canto suo, si oppone. Nella relazione del dirigente del settore Ecologia, Guido Corsato, che è alla base del ricorso, si contesta il fatto che «fino al 1974 il Comune ha dovuto sopportare i costi per lo smaltimento dei rifiuti e ora si trova a dovere affrontare gli oneri finanziari per la caratterizzazione dei luoghi e la bonifica». Si ricorda anche che negli anni '70 «la realizzazione delle discariche in tutta la Lombardia era consentita in assenza di normative che imponevano diverse procedure per lo smaltimento dei rifiuti». La parola, ora, al Tar. (m. fio.)