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PAVIA / 1 Dossier, litigi e regole in Consiglio nIn riferimento ai fatti della sera del 21 luglio a palazzo Mezzabarba, si chiarisce che: 1) Non è vero che il Pd abbia fatto chiudere il Consiglio per impedire la discussione sul "dossier-Filippi. Infatti la verifica del numero legale è stata chiesta prima che il consigliere Polizzi chiedesse la parola e quando questi ha cominciato il suo intervento, del quale ovviamente non si poteva conoscere il contenuto, molti dei consiglieri erano già usciti dall'Aula. Quindi nessuna presunta "volontà politica" di impedire alcuna discussione; 2) Far mancare il numero legale era solo un fatto tecnico per consentire che il Consiglio proseguisse la sera successiva; 3) In merito al contenuto delle dichiarazioni di Polizzi sul dossier-Filippi si precisa che nessun consigliere del Gruppo ha ritenuto fare commenti, nel momento in cui ci venne consegnato il Dvd, perché ciò che vi è contenuto era già noto da tempo a tutta la pubblica opinione, essendo stato tale contenuto riportato sul sito Il Mondo di Pavia e su Facebook: annotazioni della polizia giudiziaria che riportano dichiarazioni di alcune persone che non hanno però mai avuto alcun riscontro oggettivo, tant'è che la magistratura le ha ritenute penalmente irrilevanti; 4) Infine, in riferimento alle continue denunce di Polizzi, anche tramite i social, di un comportamento "violento e intimidatorio" da parte di qualche consigliere democratico, il Gruppo Pd respinge ogni addebito ritenendo tali accuse assurde e strumentali, perché siamo tutti persone civili e perbene, in primis Matteo Pezza che di questa vicenda ci pare più vittima che aggressore avendo dovuto subire insulti solo per aver chiesto il rispetto del Regolamento consiliare; 5) Infine si sottolinea che il Consiglio comunale non è una tribuna politica dove ognuno fa quello che vuole, ma un consesso democratico disciplinato da un regolamento che detta modi e tempi degli interventi dei singoli consiglieri. Anche quelli del consigliere Polizzi. Gruppo consiliare Pd Pavia PAVIA / 2 La Torre di ieri e la pozza di oggi nIl 17 marzo 2014, 25 anni dopo il crollo della Torre civica, ho partecipato da semplice cittadino all'inaugurazione del memoriale in ricordo delle vittime: una vasca di acqua e specchi con giochi di luce che ripropongono in profondità l'idea della Torre. Ebbene, a distanza di pochi mesi devo constatare che la vasca percorsa all'inizio da giochi di acqua corrente, ora è ridotta a una "pozza" con acqua stagnante e maleodorante di color giallognolo. All'interno si possono notare anche oggetti di vario genere che persone maleducate, per usare un eufemismo, gettano in maniera sconsiderata. Abito in via Cardano, passo almeno una volta al giorno davanti alla vasca-pozza e vengo assalito da un senso di tristezza e disgusto per come vengono spesi male i soldi dei cittadini contribuenti. Aldo Lazzari San Martino Cinque Comuni per una caserma nIn merito all'articolo apparso sulla Provincia Pavese del 23 luglio, relativo alla problematica della caserma dei carabinieri in San Martino Siccomario, i sindaci dei Comuni di Cava Manara, Travacò Siccomario, Carbonara al Ticino e Sommo ribadiscono la loro volontà di sostenere l'iniziativa del Comune di San Martino Siccomario, volta a trovare una soluzione positiva per il mantenimento della caserma dei Carabinieri. Nella riunione dello scorso 22 luglio in Prefettura è emersa questa unità di intenti, poi sfociata nella valutazione della proposta medesima che sarà oggetto di studio al fine anche di verificare le concrete disponibilità degli enti. La questione non può quindi considerarsi risolta, si è aperto uno spiraglio ma rimangono ancora da approfondire gli aspetti giuridici oltre che le problematiche legate al reperimento delle risorse economiche necessarie. I sindaci di San Martino Siccomario, Cava Manara, Travacò Siccomario, Carbonara al Ticino e Sommo belgioioso Le carte sul gassificatore nCaro Direttore, ho letto sulla Provincia Pavese del 4 maggio scorso (non ho scritto prima per non alimentare inutili polemiche pre e post elezioni) le dichiarazioni dell'ex sindaco Zucca sulla "fuga" da Belgioioso della società che voleva costruire un gassificatore su un terreno di proprietà comunale vicino alle scuole, al parco giochi, agli impianti sportivi e alle case. Zucca sostiene che la minoranza non conosceva le carte. Rassicuriamo l'ex sindaco che le carte le conoscevamo e le avevamo lette. Con molta attenzione.Sapevamo che alla fine del gennaio 2014 sarebbe scaduta l'autorizzazione rilasciata dalla Provincia. Conoscevamo, grazie al nostro legale avvocato Cristiano Romano tutti gli aspetti giuridici (il Comitato Belgioioso sostenibile e un gruppetto di genitori dei ragazzi della scuola media hanno presentato ricorso al Tar). A non conoscere le carte - nonostante le mie denunce in Consiglio comunale - si sono dimostrati l'ex sindaco, l'ex vicesindaco, gli ex assessori e gli ex consiglieri comunali della maggioranza. Se le avessero letto con attenzione si sarebbero accorti che una fiduciaria dell'azienda che voleva costruire il gassificatore era citata nelle carte del processo contro l'ndrangheta, "Operazione Infinito". Davanti al Tar la società e il Comune di Belgioioso, nell'udienza del 29 maggio scorso, hanno dichiarato di rinunciare alla realizzazione dell'mpianto. Inoltre l'ex sindaco non ha mai voluto ammettere in Consiglio comunale che la società era "scappata" da Belgioioso. Comunque se qualcuno al Comune di Belgioioso fosse ora interessato (anche se avrebbero dovuto farlo prima), le carte sono a disposizione. Ma le spese sostenute dal Comune ora chi le paga? I cittadini di Belgioioso, ovvio. Giulio Giuzzi politica Berlusconi-Ruby, la sentenza e i perchè nEgregio Direttore, non sono laureato in giurisprudenza ma, se il secondo grado di giudizio rinnega tutto quanto stabilito dal primo grado, i casi sono due: o il collegio del primo grado se ne va a casa oppure se ne va il collegio giudicante in secondo grado. Questo è il sentire della gente comune e, la prego Sig. Renzi, non ci venga a dire che le sentenze non si giudicano, perché mai? Di fronte a simili avvenimenti difficile ancora avere fiducia nella giustizia. Siro Zangrandi