Concordia, la "crociera" di un relitto

TIRRENO SETTENTRIONALE Quando all'orizzonte si scorge la sagoma di una nave da crociera che sembra proprio uguale a come era lei prima di schiantarsi al Giglio, la Concordia vede vicino il traguardo di metà del viaggio che la riporterà per l'ultima volta a casa: oltre 70 miglia percorse, altre 90 da fare per poter scrivere la parola fine. «Tutto sta andando come previsto, stiamo facendo una vera e propria passeggiata in questo mare meraviglioso, circondati da queste splendide isole», dice l'ammiraglio della Marina Stefano Tortora. Tortora è a bordo della Concordia, nella stanza dei bottoni piazzata sul ponte più alto della nave: da lassù i rimorchiatori che la trainano sembrano due barchini e lo sguardo spazia dalla Corsica all'Elba. «Ieri pomeriggio - mercoledì n.d.r. racconta - abbiamo fatto delle regolazioni ai martinetti idraulici e alcuni assestamenti dei cassoni che gestiscono la zavorra ma non è stato nulla di preoccupante. Sono state ore tranquille». «Le condizioni meteo sono ottimali - conferma Franco Porcellacchia - così come il funzionamento della nave. Con questo ritmo la Concordia sarà a Genova alle 3 di domenica mattina. E in effetti la prima notte della Concordia in mezzo al mare dopo due anni e mezzo aggrappata ad uno scoglio, è filata via liscia, rischiarata dalle nuove luci montate sui ponti che erano visibili fino a 15 miglia di distanza. Qualche grattacapo in più il convoglio che scorta la nave lo ha avuto nel corso della giornata di ieri: prima la "visita" delle autorità francesi e poi un fastidioso vento di tramontana girato a Mistral ne hanno un po' rallentato la corsa. I francesi si sono presentati di prima mattina: una grossa imbarcazione con a bordo esperti di questioni ambientali ha incrociato la Concordia prima che virasse a nord dopo aver passato l'isola di Pianosa. Prima ha monitorato che il convoglio non sconfinasse in acque francesi e, dopo, lo ha controllato a distanza. «Abbiamo avuto diversi contatti con loro - assicura l'ammiraglio Tortora - c'è stato uno scambio di informazioni, ma nessun problema». Alla Francia è tornato a rispondere ancora una volta Franco Gabrielli. «Riteniamo che la cornice di sicurezza predisposta per il trasferimento - dice il capo della Protezione Civile - sia tale da garantire sia i francesi sia gli italiani». La notte passata la Concordia ha raggiunto Capraia per poi affrontare il passaggio più rischioso: quello tra l'isola e la Corsica. Una "strettoia" larga 15 miglia e affollata di barche e traghetti provenienti dalla Francia. Passata questa, il mare aperto, un tratto dove saranno fondamentali le condizioni meteo, e poi Genova: quando dal ponte della Concordia vedranno terra all'orizzonte, sarà davvero finita.