Riso, Coldiretti all'attacco «Industriali opportunisti»

MORTARA Tutti insieme contro il riso cambogiano, ma il fronte degli agricoltori non è poi così compatto come sembrava. Durante l'incontro alla Borsa merci dell'altra sera, organizzato dalla Coldiretti provinciale, 120 piccoli produttori non hanno chiesto solo lo stop alle importazioni dal Paese asiatico. Nel mirino degli agricoltori è finita anche l'industria del riso italiana, che in Lomellina ha alcuni capisaldi come la Curti di Valle e la Gallo di Robbio: «Si sono svegliati quest'anno per chiedere lo stop delle importazioni, ma ora arriva il riso già lavorato dall'estero – ha spiegato il responsabile mortarese della Coldiretti Claudio Milani – Quando importavano a basso prezzo dalla Birmania e dalla Cambogia il riso da lavorare e mischiare al nostro non avevano nulla da ridire, anche se noi lamentavamo già questa situazione». Qualche dato. Il prezzo del riso Indica, qualità coltivata in Lomellina e che finisce soprattutto nei preparati per le insalate di riso, è crollata in tre anni: 330 euro alla tonnellata nel 2011, 230 oggi. Nel 2011 dall'estero, specialmente Cambogia e Birmania, arrivavano 745mila tonnellate annue di riso grezzo, ora sono 584mila (-22%). Le importazioni di riso lavorato, invece, erano 6mila tonnellate nel 2009, ora sono 215mila, cioè 35 volte di più. «Chiediamo di poter lavorare al giusto prezzo, altrimenti rischiamo di chiudere - ha aggiunto Milani –. Basterebbe indicare sulle scatole che il riso è stato coltivato qui e i problemi sarebbero risolti, perché andrebbe a ruba per la sua qualità. Invece è stato venduto come italiano riso importato da Paesi che usano ancora pesticidi che qui sono vietati da anni». «Per salvare il riso italiano occorre anche riscrivere i rapporti con industria e mediatori, istituire un'unica borsa merci telematica e rivedere l'attività dell'Ente Risi – ha spiegato la numero uno della Coldiretti provinciale Wilma Pirola -. Ad oggi la posizione dell'industria continua ad essere molto distante da quella di Coldiretti, soprattutto rispetto alla legge di etichettatura dell'origine del prodotto. Una posizione per noi vitale su cui non possiamo scendere a compromessi. Altre organizzazioni sono invece appiattite sulla posizione dell'industria. Industrie che ben si guardavano dallo scendere in piazza quando ad essere importato dai Paesi dell'Asia era il risone grezzo. Purtroppo la situazione attuale è figlia di una situazione che proprio l'industria ha contribuito a creare negli anni passati». Sandro Barberis