Assolta l'ex segretaria di Bersani

BOLOGNA Assolta perché "il fatto non sussiste" Zoia Veronesi, storica segretaria di Pier Luigi Bersani processata con rito abbreviato per truffa ai danni della Regione Emilia-Romagna. Identica decisione del gup di Bologna, Letizio Magliaro, anche per Bruno Solaroli, ex capo di gabinetto del presidente dimissionario della Regione Emilia Romagna Vasco Errani. Veronesi era accusata di aver percepito indebitamente dalla Regione, di cui era dipendente, circa 140mila euro di stipendio per svolgere a Roma l'incarico di raccordo con il Parlamento dal 2008 al 2010. In realtà, per il Pm Giuseppe Di Giorgio (che aveva chiesto condanne a quattro mesi e 20 giorni) Veronesi lavorava solo per l'allora segretario del Pd. Solaroli invece, era sotto processo per aver firmato la posizione contrattuale della donna. «In questi quattro anni la mia vita è stata sottoposta ai raggi x - si sfoga Veronesi -. La mia, quella di mio marito, di mia madre, di mia figlia... Si è scavato in un modo veramente molto meticoloso, fino ad essere in alcuni momenti anche abbastanza umiliante. Sono ferite che difficilmente si rimarginano. Non riesco neanche ad essere contenta». Per l'ex leader del Pd, Bersani, che commenta la notizia su Facebook «è finita come doveva finire e come non doveva nemmeno cominciare. Se la vita di una persona perbene come Zoia Veronesi è stata passata ai raggi x e se il suo nome è finito in prima pagina per fatti inesistenti, è solo perché è stata la mia segretaria. Si potrà dunque capire la mia soddisfazione». Mentre la deputata Pd Marilena Fabbri chiede: «Ma i danni alla dignità chi li paga?». Intanto, la procura di Bologna non esclude di ricorrere in appello. «Le sentenze non si commentano, si leggono e se ritenute non convincenti si appellano» dice il procuratore aggiunto Valter Giovannini. Bisognerà dunque aspettare che il gup depositi, entro 90 giorni, le motivazioni della sentenza.