Riforme, Napolitano al fianco di Renzi

di Nicola Corda wROMA A Palazzo Madama cominciano le settimane più lunghe prima della pausa estiva e dal Quirinale arriva una spinta energica alla riforma costituzionale. Il Presidente Napolitano nel giorno in cui al Senato dovrebbe cominciare il vero esame, dà il suo pieno appoggio al progetto e assesta alcune bacchettate ai "frenatori". Per il Presidente l'impegno iniziato dal governo Renzi deve essere approvato nei tempi programmati: la giusta ricerca della più ampia condivisione ha portato alle mediazioni tra forze schierate su fronti opposti. Ora però si avverte il pericolo che le diffidenze e le ostilità tornino a bloccare il processo delle riforme "facendo naufragare ancora una volta il tentativo già tardivo di revisione della seconda parte della Costituzione". Discussione ampia e che non giustifica "l'estremizzazione dei contrasti, l'esasperazione rischiosa", Napolitano punta il dito perfino sul linguaggio che dal Parlamento arriva fino ai cittadini. «Non si agitino spettri d'insidie e macchinazioni autoritarie per mirare a un nuovo nulla di fatto». Il riferimento è al superamento del bicameralismo paritario che nell'appello presidenziale rivolto alle voci contrarie, diventa «un'anomalia solo italiana, incongruenza costituzionale». I contrappesi insomma non possono essere confusi con i freni. Un via libera di cui Matteo Renzi aveva bisogno come l'ossigeno, un impulso al quel treno della riforma Costituzionale del Senato che viaggia con numerosi sassi sui binari. Settemila ottocento per la precisione. Forse saranno ridotti a cinquemila ma resta sempre una montagna di carta da illustrare e votare e la pausa estiva e lì dietro l'angolo. «Chi sta ostruendo il cammino delle riforme vuole lasciare tutto com'è, ma noi le faremo» avverte Renzi che lascia che dai corridoi del governo filtrino voci di contingentamento dei tempi. A Palazzo Madama i rumors di una possibile "ghigliottina" sulla revisione della Costituzione fanno subito scattare l'allarme, fanno arrabbiare le opposizioni del Movimento 5 Stelle e di Sel, preoccupano Forza Italia e portano nuovamente sul piede di guerra la Lega. «Se qualcuno pensa di usarla, le prime teste a saltare saranno quelle della riforma e del governo» avverte Calderoli che in questa partita sta mettendo tutto il carico dell'esperienza maturata sul campo. Il relatore ha invitato il governo a trattare ancora su quella parte di emendamenti che riguardano il funzionamento e composizione delle Camere, mediazione che potrebbe snellire molto l'esame. Annusato il pericolo di una guerra senza quartiere, la maggioranza scarta l'ipotesi della tagliola ma mette il turbo alle sedute. Così, nella riunione dei capigruppo convocata nel pomeriggio, viene approvato un nuovo calendario che prevede dalla prossima settimana sedute dalle nove a mezzanotte, compresi sabato e domenica. Nessuno si lamenti dei "lavori forzati" per arrivare al primo giro di boa della revisione costituzionale prima della pausa estiva avvertono i Dem. Un ritmo sostenuto che «gli italiani di sicuro capiranno», dice il capogruppo del Pd, Luigi Zanda che ha sollecitato invano i gruppi di opposizione a ridurre sensibilmente il numero delle modifiche: «So che per i senatori è un sacrificio, consideravo ragionevole il ritiro ma l'invito non è stato accolto da nessuno e allora non ci resta che aumentare il tempo del lavoro». Renzi e il governo si giocano molto in queste due settimane e per ciò la maggioranza cala il jolly del calendario a tappe forzate. Un rinvio a settembre avrebbe il sapore di una sconfitta e il premier invece vuole arrivare al prossimo vertice europeo di fine agosto, portando con sé questo primo voto. ©RIPRODUZIONE RISERVATA