Caso Liberali, il testimone accusa ancora
di Filiberto Mayda wVOGHERA Ha confermato tutte le accuse, ma molte volte si è contraddetto. Brutale, ma probabilmente efficace sintesi dell'incidente probatorio che ha visto il lunghissimo interrogatorio del testimone-imputato nell'inchiesta giudiziaria sulle false fatturazioni nel mondo sportivo dei rally. Inchiesta che aveva portato all'arresto, tra gli altri, dell'imprenditore oltrepadano Pier Felice Liberali, già direttore delle Terme di Salice. Secondo le accuse emerse dalle indagini della guardia di finanza di Piacenza, le false sponsorizzazioni avvenivano attraverso un giro di fatture gonfiate per oltre 2 milioni di euro, fatture che dovevano servire a evadere le imposte. Ma tra le accuse contestate a Pier Felice Liberali, 54 anni, finito agl arresti domiciliari nella scorsa primavera c'è anche quella di estorsione. Oltre a Liberali (che è difeso dagli avvocati Celere Spaziante di Ivrea e Sara Bressani di Voghera) era finito agli arresti domiciliari anche Christian Pisciotta, 36 anni, di Rea (difeso dall'avvocato Antonio Savio di Pavia): insieme devono rispondere di estorsione e lesioni. Avrebbero avuto un ruolo (Liberali come mandante e Pisciotta come esecutore, insieme a una terza persona non identificata) nel pestaggio ai danni di Cristian P., consulente 41enne di Piacenza (anche lui indagato). L'uomo avrebbe messo in contatto il manager con Marco Ciminaghi di Piacenza (indagato con obbligo di firma), legale rappresentante della A.D. Erre Srl, il quale avrebbe messo la società a disposizione di Liberali ricevendo in cambio, per l'accusa, il 5 per cento degli importi fatturati. Cristian P., poi, sarebbe poi stato vittima di minacce dopo il rifiuto a versare 100mila euro – soldi di una fattura – a Liberali. Tra i due ci sarebbe stato un incontro, in un bar di Piacenza. Non solo, come confermato da Cristian P. nell'incidente probatorio, Liberali l'avrebbe minacciato personalmente, nel parcheggio di un centro commerciale (forse si trattava dell'Iper di Montebello), spalleggiato da due slavi. Nell'interrogatorio, tuttavia, Cristian P. si sarebbe contraddetto almeno in due circostanze non irrilevanti. La prima: durante il pestaggio non era stato fatto il cognome di Liberali, da uno dei due aggressori (come sostenuto in un primo momento), bensì solo il nome di battesimo; la seconda: gli "slavi" del centro commerciale erano in realtà agenti della Narcotici croata in visita in Italia per una vicenda di sponsorizzazioni sportive. Non solo. Cristian P., per sua stessa ammissione, emergerebbe come importante esponente della presunta organizzazione "criminale" e non tanto vittima. Ma perché, a un certo punto, Cristian P. diventa vittima da complice qual era? Secondo quanto ha raccontato al giudice delle indagini preliminari di Piacenza, qualche tempo prima aveva letto di arresti avvenuti proprio nel mondo delle sponsorizzazioni e voleva tirarsi fuori da quella vicenda. Liberali, invece, sapendo che lui era il tramite con le società che accettavano di partecipare al giro illecito, lo avrebbe minacciato, poi fatto picchiare, proprio per evitare di perdere le sue conoscenze. Quale sia la verità è difficile dirlo. Resta il fatto che l'interrogatorio di Cristian P. resta a questo punto "cristallizzato" dall'incidente probatorio e quindi utilizzabile come prova nell'eventuale processo. Che poi sia la verità o meno, saranno i giudici del tribunale a stabilirlo. @filibertomaida ©RIPRODUZIONE RISERVATA